
Il nuovo municipio n°6
Di Michele Macalus o a pag. 28
Affrettandosi lentamente
Di Mauro Bommartini
Pensando alle prossime elezioni amministrative gargnanesi, riteniamo l’anno appena iniziato decisivo per poter intraprendere il percorso che ci porterà alla scadenza elettorale del 2009. La data sembra ancora lontana ma non lo è. Il nostro modesto “fiuto” ci avverte che “truppe nemiche” si stanno già organizzando per raccogliere l’eredità dell’attuale amministrazione comunale. Il vuoto lasciato dall’inconsistenza amministrativa della Lega e raccolto da Scarpetta si ripresenterà tale e quale se non si ci si mette subito al lavoro e se a qualcuno, soprattutto a “sinistra”, saltasse in mente di snobbare il lavoro da noi svolto in questi ultimi anni, ripresentandosi avvolti dai loro timori verso il cambiamento e riverenziali verso i cosiddetti “poteri forti” che tirano i fili della politica gargnanese. Sappiamo che, come si diceva in tempi nefasti, noi tireremo dritto, quindi sveglia! Se, come abbiamo più volte auspicato, ci si vuole impegnare in un progetto “alternativo”, cercando di mettere in circolo idee e metodi diversi dagli attuali, bisogna iniziare il prima possibile. Cosa faremmo per una buona amministrazione di Gargnano? Innanzi tutto ci piacerebbe organizzare incontri con tutti i cittadini del territorio comunale, dove vengano esposte le eventualità ed opportunità che potrebbero svilupparsi prendendo determinate
Prospettive future Di Mauro Bommartini a pag.3 La verità è tale quando a volte fa male Di Fabrizio Silvestri a pag. 4-5 Il sindaco arredatore Di Fabrizio Silvestri a pag. 6 Egregio Signor Faustini, non si cita tanto per citare! A pag. 7 Altre due parole a Bruno Faustini Di Leila Bonacossa a pag. 8-9 Morte sua, vita mia Di Carlotta Bazoli a pag. 10-11 L’angolo zapatista Di Antonio Baccoli a pag. 12-13 Lettere dei lettori A pag. 14-15 La piramide di Roosvelt Di Michele Macaluso a pag. 16-17 Intervista al segretario provinciale di Forza Nuova A pag. 18-19-20 Pensieri Di Mauro Bommartini a pag.21 No Tav-ina Di Giovanni Caputo a pag. 22-23 Nonsolo8marzo Di Sara Chiarello a pag. 24-25 Requiem Villam Di Leila Bonacossa a pag. 26-27 Bogliaco da scoprire Di Simon Dati a pag. 27 Consumo e necessità
La morte di un uomo Di Frida Schennach a pag. 29-30 Uomo=cosmopolita Di T. F. a pag. 31 Musica & cinema dal mondo Di Marco Tonoli a pag. 32
SEGUE DA PAGINA
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direzioni piuttosto che altre; capire come utilizzare al meglio le potenzialità di Municipio/Comunità Montana/Provincia/ Roma/Bruxelles e così facendo programmare sviluppi a lunga scadenza, studiare a fondo il territorio, prendere spunto da esperienze già consolidate in altri municipi, importandone ciò che può essere utile anche alla nostra comunità... Approfondire argomenti e dividere il lavoro da svolgere. Per fare ciò occorre innanzitutto sapere su quante e quali forze contare, vedere la disponibilità di ognuno ed organizzare il tutto. È molto impegnativo ma può essere una bella esperienza. Si tratterà di avere delle scadenze periodiche tra i vari gruppi di lavoro ed i cittadini, cercando di coinvolgere tutti nella gestione diretta del territorio e nell’organizzazione della comunità di modo che tutto ciò contribuisca ad uno sviluppo a macchia d’olio delle nuove sensibilità e priorità non più eludibili. Una contaminazione positiva, insomma, ultima speranza rivoluzionaria per un futuro il più comunista possibile dove condivisione, cogestione e solidarietà siano i pilastri portanti. Intendiamo comunione dei beni essenziali, dei mezzi di produzione essenziali, delle decisioni importanti e non solo, delle risorse naturali e della loro tutela. In pratica un comunismo condiviso, consapevoli di non avere alternativa se non quella di cercare di convivere in pace. Salvaguardare ambiente e territorio vuol dire, ai giorni nostri, solidarizzare con comunità in lotta anche lontane da noi, capire i contenuti del loro agire, i perchè e i percome. Nessuno è sicuro dallo sciacallaggi capitalista, prima o poi arriva in una delle sue forme più subdole ed incantatrici, per poi lasciare solo detriti. Quindi, dai posti di comando, è necessario invertire la marcia per salvaguardare l’intero ecosistema, e lo si può fare soltanto attraverso lotte di resistenza dal basso ed iniziative alternative in corrispondenza. È vitale per le nostre comunità coinvolgere i giovani nell’organizzazione della vita quotidiana, dando loro senso di appartenenza e voglia di crescere con qualche sogno in più. In troppe situazioni nostrane gli adolescenti scivolano in “luoghi comuni” che non fanno certo onore e non saranno buone basi per il loro futuro. Purtroppo la sostanziale assenza di un tessuto culturale alternativo, non permette di aspettarsi tanto di più, quindi i giovani devono avere ampi spazi auto organizzati diversi e contrari dagli attuali esistenti, evidentemente poco efficaci; devono avere la possibilità di entrare nelle istituzioni e non esserne esclusi; è importante che rechino la loro giovinezza nel vivere quotidiano. I loro “se”, i loro “ma”, i loro “sì” e i loro “no” servono a mantenere verde la vita il più a lungo possibile... quindi devono essere una ricchezza e non un problema, come troppo spesso vengono considerati da quella stessa società che ha tolto loro quasi tutto, le piazze in primo luogo. Abbiamo intenzione di organizzare a breve un primo incontro pubblico, intanto affrettiamoci lentamente, ma affrettiamoci. Hasta la victoria siempre
È APERTA L’ISCRIZIONE AL CIRCOLO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA DI GARGANANO!!! PER CHIUNQUE FOSSE INTERESSATO LA TESSERA PARTE DA UN MINIMO DI 15,00 €. PER INFORMAZIONI, MAURO: 335 5719851 OPPURE 15,00 INFOR FABRIZIO: 320 1522856
CARISSIME/I
COMPAGNE/I, POSSIAMO GIÁ COMUNICARVI LA DATA NELLA QUALE SI SVOLGERÁ LA PROSSIMA “FESTA ZAPATISTA 2007”: 29, 30 GIUGNO E 1 LUGLIO. PROPRIO COSÍ, TRE GIORNI. VORREMMO RINGRAZIARE L’ASSESSORE MASCHER, NON TANTO PERCHÈ CI HA CONCESSO IL TANTO AGOGNATO TERZO GIORNO – COSA CHE CI SEMBRA NORMALE – MA PER AVER TENUTO APERTO IL DIALOGO CON NOI ANCHE QUANDO, QUESTO, SI È FATTO DURO E SPIGOLOSO. SEMBRERÁ POCA COSA MA, VISTO IL COMPORTAMENTO A “MURO DI GOMMA” ADOTTATO DAI “LEGAIOLI” CHE LO HANNO PRECEDUTO, POSSIAMO BENISSIMO GIUDICARLO UN GRANDE PASSO AVANTI E, DI CONSEGUENZA, RICONOSCERNE I MERITI (OVVIAMENTE SENZA MAI PERDERE DI VISTA EVENTUALI DEMERITI CHE, COME NOSTRA ABITUDINE, NON MANCHEREMO DI EVIDENZIARE).
Prospettive future
Di Mauro Bommartini Il nuovo Governo ha varato una difficile ed impegnativa prima legge finanziaria. É stato il banco di prova più importante della coalizione, la finanziaria mette subito a nudo le differenze e le incompatibilità di una cosi variegata maggioranza, alla fine le mediazioni sono state intelligenti ed hanno raggiunto risultati difficili da cogliere nell’immediatezza ma che daranno i loro frutti a medio termine. Ragioniamo in prospettiva di 5 anni di Governo, quindi di altre 4 (auspicabili) “finanziarie” e fino a prova contraria quando si ricostruisce un fabbricato non si inizia mai dal tetto. Si sono messe le basi perché il futuro lavoro possa dare buoni frutti, e consci del fatto che, comunque, ogni miglioramento del tenore di vita delle fasce più deboli e meno garantite debba sempre essere conquistato con la lotta sociale, continuiamo per la nostra strada con qualche buona ragione in più. L’aria che si respira è decisamente cambiata, come sono cambiati i rapporti internazionali e le scelte del Ministero degli Esteri si sono rivelate coraggiose e positive, come quella di aprire le nostre relazioni con i paesi dell’America Latina, cambiando e seguendo i grandi mutamenti in corso sullo scacchiere internazionale. E di questi mutamenti gli Stati Sudamericani ne saranno uno dei cardini, vista la lenta ma inesorabile emancipazione economica dallo strozzinaggio del dollaro e dei suoi sanguinari guardiani. Sembrerebbe che dopo un secolo di dittature paurose tutte sostenute dagli USA, di criminali embarghi economici, di attacchi alla sovranità dei popoli in ogni forma e mezzo, della caduta del sistema Sovietico e di visite papali, la Rivoluzione cubana e la Resistenza dei popoli indio stiano prendendosi le meritate rivincite. Grazie a Fidel, alla maggioranza del popolo cubano ed a parte della comunità internazionale, la resistenza dell’isola a 40 anni di attacchi da ogni direzioni e con i mezzi più subdoli, ha permesso che la speranza di indipendenza ed autodeterminazione dei popoli sottomessi non morisse ma rimanesse pronta ad approfittare dei primi cenni di collasso del sistema imposto dagli USA. Chiapas, Venezuela, Perù, Cile, Argentina, Brasile, Nicaragua, Ecuador, Bolivia, in tutti questi Stati, provati da orrende dittature militari, la resistenza sociale è emersa vincente tramite elezioni democratiche, appena il demone a stelle e strisce ha chiuso le casse che sovvenzionavano i vari poteri, per aprirle in altre parti del pianeta, vedi Medioriente. L’Europa deve farsi paladina e partner privilegiata del cambiamento in atto, cogliendo appieno i positivi sviluppi che da esso sono destinati a svilupparsi: Incoraggiare le riforme in atto nei diversi Paesi facendosi garante del processo in corso, vuol dire essere protagonisti e non subalterni nelle trasformazioni future, entrando pian piano in un’epoca dove l’economia statunitense non sarà più l’ago della bilancia. La libertà dei popoli non può essere negata. O li ammazzi tutti o prima o poi vengono a reclamarla, e magari la ottengono. HASTA LA VICTORIA SIEMPRE, COMANDANTE FIDEL!! Ps: questo articolo è stato scritto prima degli ormai famosi fatti del Senato, ovvero il tentativo di mettere un guinzaglio a movimenti e sinistra radicale. Il tutto è potuto avvenire soprattutto grazie alla “leggerezza” istituzionale di due compagni, uno di Rifondazione, l’altro “cane sciolto”. Evidentemente si stava lavorando benino e la meravigliosa manifestazione di Vicenza (meravigliosa per molti ed importanti motivi) condita con minacce di scomunica di inquisizionaria memoria provenienti dal Vaticano, hanno indotto i guardiani dello status quo a tendere al governo un’imboscata appena si fossero manifestati i presupposti. I muri hanno orecchie, e i nostri compagni si sono inconsapevolmente prestati alla strumentalizzazione che ne è nata dopo il loro “non voto”. Ma il tentativo sembrerebbe andato in fumo, fortunatamente, il movimento dei movimenti è nel frattempo maturato e noi con esso, il giochetto ha funzionato solo in minima parte. Questo si aspettava il popolo che ci ha dato fiducia, questo si aspettava il nostro ex segretario, tuttora nostro punto di riferimento politico e teorico. Parlo di Bertinotti e della scelta di seguire l’esperienza di Governo, la crescita dei movimenti e di Rifondazione da un’importante ruolo istituzionale, che possa essere un punto di riferimento per tutte le forze progressiste. Di dare fiducia al grande valore dei compagni che compongono gli organi dirigenti del nostro partito, tutti i giorni impegnati a non rassegnarsi e a non lasciare nella disperazione milioni di “marginali”. I tempi attuali richiedono grande maturità, tutta quella accumulata in decenni di lotte, sconfitte amarezze, gli arroccamenti ed i personalismi non servono ad un fico secco! Rimango fiducioso come rimangono fiduciosi milioni di italiani che vedono in questa legislatura l’occasione per vedere finalmente migliorare le proprie condizioni sociali. I “punti programmatici irrinunciabili” stilati da Prodi non sono affatto mannaie pronte a recidere i colli delle sinistre, ma rimangono quello che erano prima della crisi, obiettivi da raggiungere mediante la lotta, mettendo in campo appunto maturità, coerenza e radicalità. Sta a noi tutti saper gestire al meglio
questa opportunità storica inseguendo sempre l’obiettivo di un altro mondo possibile. Lo Champagne borghese e papalino per ora rimane in freezer in attesa di tempi peggiori. Rifondazione Comunista, i
movimenti e perché no l’intera maggioranza è rock, il resto è …(a voi il finale)
Hasta la victoria sempre!!!
La verità è tale quando a volte fa male
Di Fabrizio Silvestri Da anni oramai assistiamo ad una vera e propria “guerra” dell’informazione verso l’informazione. Mediaset sistematicamente vomita mezze notizie scrupolosamente selezionate da chi cura l’immagine pubblica del “padrone”, soffocando così gli ultimi rigurgiti di giornalismo libero. La stampa italiana –salvo preziose eccezioniriesce a parlare della stessa cosa per anni cambiando sistematicamente la visuale dei fatti a seconda di che politico deve spingere. Giornali come “La Padania” sommergono i lettori di principi razzisti e omofobi rendendoli “normali”, poi, nel quotidiano agire e pensare. L’informazione che uccide l’informazione. A fronte di questo, il nostro piccolo circolo P.R.C, che da anni opera in Gargnano e dintorni, ha deciso di “scendere in campo” (ave Silvio) con questo giornalino, che presumibilmente ora avete tra le mani. Il lavoro è tanto, credetemi. Ci si trova una o due volte la settimana , la sera dopo il lavoro, si discute tra buon vino e vassoi di “muffin” fatti in casa, si finisce ad ora tarda, a volte si conclude poco a volte tanto. Poi bisogna scrivere gli articoli, correggerli e trasferirli sul PC. A questo punto comincia il lavoro della nostra “grafica” che impagina il tutto e poi via, in stampa. 1300 copie di 24-28 pagine sono più di 30.000 fotocopie e qui viene il momento odiato da tutti, bisogna graffettarle tutte, una ad una. Ultimo passaggio, ma non meno impegnativo, è il volantinaggio, porta a porta, frazione per frazione. Da Costa a Muslone, da San Giacomo al Garde, un orda di pazzi che si improvvisano postini. Dimenticavo, TUTTO GRATUITAMENTE. Perchè vi racconto questo? Non per vanto o per orgoglio, ma per arrivare al nocciolo. Questa mole di lavoro secondo noi non è ancora sufficiente per un’informazione completa nel comune di Gargnano. Manca la comunicazione da parte degli organi istituzionali, enti partiti ed associazioni, verso i cittadini. Manca un posto in ogni frazione dove il cittadino può veder scritto cosa realmente succede nel suo paese. Ci siamo capiti, mancano le agognate “bacheche” che noi da anni richiediamo regolarmente in comune (che altrettanto regolarmente non risponde). Lo so, sono logorroico, sempre con stà storia della bacheca, che palle! Ma per me (noi) è molto importante. COME MAI IL COMUNE NON CI CONCEDE QUESTO PICCOLO SPAZIO? PERCHÈ SINDACO E ASSESSORI FINGONO INDIFFERENZA? Pensandoci bene è ovvio. La vecchia -e fortunatamente defunta- DC prima, ed il nano di Arcore ora, insegnano: “ottenuto il monopolio dell’informazione si ha il controllo su tutto”. Questo era tra gli obbiettivi della loggia P2 di Licio Gelli (obbiettivo raggiunto dal nano di Arcore tessera P2 n° 625). Non fate l’errore di pensare che è tutta retorica, aggressione politica, oppure che queste siano cose lontane, che non ci tangono. No! non è così. Sono logiche neoliberiste, ben radicate anche nei nostri politici nostrani, vecchi riciclati dalle polveri di un periodo politico (la Prima Repubblica) che è nato, vissuto e morto nell’egemonia cattolica e retaggio di un fascismo che non accenna ancora a tornare nel posto a lui più consono (le fogne). L’informazione, dicevamo. Vorrei aiutarvi a capire cosa intendiamo quando parliamo di assoluto bisogno di comunicare, e vorrei farlo evidenziando un paio di situazioni dall’effetto propulsivo delle quali il nostro Sindaco ha potuto godere grazie ad una mancanza di informazioni complete, in opposizione alla sua campagna elettorale da BAR. Pochi giorni prima delle elezioni, al teatrino della parrocchia, arrivò l’allora ministro alla sanità Girolamo Sirchia. Noi, Rifondazione Comunista , lo attendemmo all’entrata con uno striscione che chiedeva più serietà in materia sanitaria, e lo invitammo ad andarsene da Gargnano. L’attuale amministrazione (allora ancora semplici candidati) era presente ed incravattata per l’occasione, tre passi dietro il Ministro, in adorazione. Qualcuno si scandalizzò, altri risero della nostra “azione”. Scarpetta camminava ad un metro da terra, un Ministro che appoggiava la sua candidatura, non era da tutti. All’interno della sala Scarpetta disse rivolgendosi a Sirchia: “Se diventerò Sindaco, Gargnano sarà la Sua casa”, da brividi e lacrime.
Sino a qui è storia conosciuta da tutti e Scarpetta, ora Sindaco, ancora ne gode in popolarità (cosa molto importante per chi molto probabilmente a fine mandato si ricandiderà). Se ci fosse più informazione, però, si saprebbe anche che poco tempo dopo, Silvio Berlusconi, inspiegabilmente sostituì Sirchia con Storace: “ma come? proprio l’amico del Sindaco?”. Da allora l’ex ministro della sanità scomparve dalla scena politica nazionale, cosicché non si ebbe più nessuna traccia del nostro cittadino onorario. Questo fino a pochi giorni fa quando alcuni giornali battono la seguente notizia: “Girolamo Sirchia è stato rinviato a giudizio, ed ora dovrà rispondere ai magistrati dell’accusa di “corruzione ed appropriazione indebita” per delle tangenti (più di 400mila euro) ricevute quando era primario al policlinico di Milano dal 1999 al 2000. Ahi! Ahi! caro “gargnanese”, preso con le mani nella marmellata. Qualcuno dovrebbe preoccuparsi di chiedere al Sindaco, in caso il processo lo vedesse colpevole, di allestire un luogo confortevole dove il nostro “illustre compaesano” possa scontare i domiciliari. Parliamo magari anche della ex “casa di riposo” in via Roma. Dodici anni di ponteggi all’entrata del paese, non si trova soluzione al caos burocratico creatosi attorno alla ristrutturazione dello stabile, (circa la metà di proprietà dei gargnanesi). Ma arriva Scarpetta, neo eletto Sindaco, pochi giorni dopo l’incoronazione dichiara: “entro fine anno toglierò i ponteggi, e farò case per i gargnanesi”. Tutto vero, dettofatto! Gargnano esulta, anche chi non lo ha votato lo plaude, gli avversari politici vengono sbeffeggiati. Consenso, fiducia, popolarità. Scarpetta ne fa il pieno. Ma se qualcuno proprio in quei giorni avesse spiegato ai cittadini che per realizzare il “miracolo”, il Sindaco ha di fatto regalato la nostra parte di stabile all’ALER? Se si fosse saputo che ora Gargnano è nettamente più povera?! Sarebbe come farsi curare un callo fastidiosissimo al piede da un medico incompetente, per ben 12 anni, senza che questo arrivi a capo del problema. Poi, arriva un nuovo dottore che immediatamente amputa il dito calloso. Certo che il fastidio è tolto, ma ora il paziente si trova senza un dito, per sempre. Se qualcuno avesse detto che gli appartamenti non saranno tutti dei gargnanesi, e che parte verranno venduti dall’ALER, a prezzo di mercato? E che i restanti verranno affittati a chi
risponderà a precisi requisiti, quindi non obbligatoriamente ai residenti? (a questo proposito vorrei riportare le parole del sindaco dette in consiglio comunale il 07-02-07 riferendosi agli appartamenti che saranno venduti a prezzo di mercato: “il comune metterà in vendita 7 appartamenti”. NO! SIGNOR SINDACO, il comune fungerà da tramite per la vendita, ma il guadagno sarà totalmente dell’ente ALER). E se qualcuno avesse detto che, guarda a caso, il presidente dell’ALER è il Signor Ettore Isacchini molto amico del Sindaco, e che i due in passato hanno già avuto a che fare “politicamente”? A questo proposito vorrei citare testualmente un brano del libro “Milano degli scandali” di Gianni Barbaceto ed Elio Veltri, edito Laterza, (pagina 157,capitolo “la limonaia degli assessori”): “A GARGNANO SBARCA ETTORE ISACCHINI, ASSESSORE REGIONALE ALLA SANITÁ, CHE DOPO ESSERSI CONCILIATO CON LA LOCALE SEZIONE DC, FORMA IL GRUPPO PRANDINI-ISACCHINI, RAPPRESENTATO IN LOCO DALL’ASSESSORE COMUNALE GIANFRANCO SCARPETTA, FEDELE AL PUNTO CHE LO SEGUIRÁ ANCHE DOPO LE DISAVVENTURE, GIUDIZIARIE E POLITICHE”. Di questo libro ne sono venuto a conoscenza, paradossalmente, proprio dal Sindaco Scarpetta che in un consiglio comunale di tempo fa, ne lesse l’intero capitolo dedicato alle tristi vicende che anni or sono videro Gargnano sprofondare nel baratro di Mani Pulite. Tengo a specificare che la trattativa comune-aler si è svolta regolarmente, per quanto ne sappiamo, ma il dito amputato insegna che non tutto ciò che è legale è un bene. Da questi semplici esempi si può chiaramente dedurre come l’ostinazione con la quale il comune ci nega spazi liberi d’informazione, sia figlia della imminente campagna elettorale che il sindaco inizierà a breve, costretto a combattere, questa volta, oltre che contro le opposizioni classiche (impegno civico e lega nord e noi), anche con delle “serpi in seno” facenti parte della sua stessa maggioranza. In questo apocalittico scenario, spazi liberi e democratici, ove rendere pubblica la “verità” sarebbero la goccia che fa traboccare il vaso, rendendo così altamente insicura, la rielezione dell’attuale sindaco, data sino a oggi scontata.
Le notizie riportate in questo articolo sono tratte dal libro “Milano degli scandali” di Gianni Barbacetto e Elio Veltri.
Si comunica ai cittadini gargnanesi, ed in particolar modo a quelli di Bogliaco, che dal mese di Marzo la fontana pubblica di via Trento si è trasferita in via Roma a Gargnano, più precisamente nella sede municipale; quindi si pregano gli anziani assetati, i bimbi accaldati, i cagnolini in avanzato stato di disidratazione, di recarsi in municipio, salire all’ufficio del Sindaco ed abbeverarsi tranquillamente in una delle fonti MUNICIPALI, QUINDI PUBBLICHE, presenti nell’edificio. Il vostro primo cittadino ne sarà entusiasta!
IL SINDACO ARREDATORE
Di Fabrizio Silvestri Capisco che i gravosi impegni di sindaco e Ultimamente si fa molto parlare di “arredo assessori non lascino tempo per tenersi aggiornati urbano”. Chi – come me - non ha dimestichezza su queste novità, per questo mi sono permesso di con linguaggi tecnici o di uso corrente negli suggerirle io. uffici comunali, analizzando bene le due parole (arredo-urbano), penso abbia ben chiaro che non Non ricevendo mai risposte ai problemi da questo giornale evidenziati, come mio solito ipotizzo le si tratti altro che di “arredare” il paese. probabili scusanti di un’ipotetica risposta: Pavimentazioni, ristrutturazioni, sotto-servizi 1- In un centro storico di carattere (tubature varie), vasi aiuole ecc. Tutto il 1turistico non sarebbero un bel vedere. necessario per abbellire il luogo dove viviamo. 2- I turisti sono così incentivati ad Ma a questo punto mi viene spontanea una 2usare i servizi di bar e ristoranti, consumando poi domanda: “IL CESSO DOV’É?” qualche cosa per la “felicità” dei gestori. Quale arredatore serio spenderebbe grosse cifre per arredare la sua casa senza averci costruito 3Girando un pò per l’Italia mi è capitato di visitare almeno un bagno? grandi città, (Firenze, Non so se ve ne siete Bologna, Roma) e piccoli accorti, ma a Gargnano e paesi tipo S. Giminiano, frazioni non esiste un vera e propria perla bagno pubblico. incastonata nelle colline Si aprono dibattiti sulle toscane posti visitati da erbacce lungo la strada, milioni di turisti di tutto il invocando l’intervento mondo, e ovunque ho degli alpini, ma non si trovato bagni pubblici (a pensa al turista che proposito, anche bacheche). “orina” nel porto o al gargnanese che “defeca” Qualche compagnetto in gita a Napoli mi fa sapere in qualche vicolo. di averne avvistati alcuni pure lì, nella fogna a cielo A questo proposito, vorrei aperto, come ultimamente portare a conoscenza degli il “cartoon” Calderoli ha amministratori definito tale città. Quindi un’innovativa scoperta nel cancellerei l’opzione campo igenico-sanitario: il numero uno. “VESPASIANO”. Cesare Per quanto riguarda la due, Vespasiano Augusto (17 mi sono preso la briga di chiedere a un pò di novembre 9 - 23 giugno 79), nome originale Tito gestori di bar, e, credetemi, meglio cancellare Flavio Vespasiano e più conosciuto come pure questa. Vespasiano, fu imperatore di Roma fra il 69 ed il Insomma , riassumendo, speriamo che arredando, 79. Fu il fondatore della Dinastia Flavia e salì al arredando, ci scappi anche un cesso!!! trono alla fine dell'anno dei quattro imperatori. Si contraddistinse per grandi opere come il “tempio Volevo poi riallacciarmi al bellissimo articolo di della pace”, il “ colosseo”, e per essere stato il Fabio apparso sul precedente numero de “Il primo ad edificare BAGNI PUBBLICI, per Nuovo Municipio” titolato “La droga è l’appunto “VESPASIANI”. stupefacente”, nel quale, dopo aver ammesso di
fare uso di marjuana, chiudeva dicendo che “il miglioramento della società e dell’uomo che ne fa parte, passa attraverso l’atto purificatore della confessione pubblica”. Quindi anche io ho deciso di appendere il mio scheletro alla finestra,
rendendo ufficialmente pubblico un passo falso nella mia vita che penso ormai quasi tutti conoscono: ebbene sì anni fa anche io ho pisciato nel porto.
Egregio sig. Faustini, non si cita tanto per citare!
Sul numero di gennaio di “Comunità & territorio” il Presidente della Comunità Montana Parco Alto Garda Bresciano, Bruno Faustini, apre il giornale con un articolo intitolato: “I cavalieri di Sobieski a difesa dell’identità europea”. Nel pezzo, il Presidente citando un testo di Renato Cirelli, ricorda l’eroica difesa di Vienna, che, l’esercito cristiano fece nel 1683, a fronte dell’invasione ottomana, che aveva come obbiettivo di portare la fede musulmana in Europa. Faustini, ritiene il brano utile per: “ricordarci che dobbiamo difendere la NOSTRA IDENTITÁ sia dall’indifferenza di una società occidentale RELATIVISTICA priva di valori prostrata e ripiegata su se stessa fra divisioni religiose e lotte di potere sia dall’invadenza di altre culture che sebbene rispettabili, sono estranee alla nostra storia”. Poi il Presidente si pone due domande: “Ma dove è conservata la nostra tradizione? Come conservare la nostra identità?”. E qui, marzullescamente, si autorisponde. Ed ecco che si capisce dove voleva parare con il lunghissimo preambolo: gli oratori! Proprio così, secondo lui gli oratori sono: “luogo privilegiato e culla delle nostre tradizioni”, ed incalza, poi, esortando gli amministratori pubblici a concretizzare il principio di SUSSIDIARIETÁ verso questi luoghi. Proseguendo nella lettura del giornale, a pagina 28 vi è una tabella che elenca le ASSOCIAZIONI alle quali, la Comunità Montana eroga contributi annuali, e con “grande sorpresa” vi si trovano elencati svariati oratori, consulte pastorali, e persino la parrocchia di San Martino di Gargnano. Permetteteci ora di replicare, non polemicamente e nemmeno provocatoriamente, ma per un giusto (secondo noi) contraddittorio. Per prima cosa, riteniamo un clamoroso “autogoal” il salto temporale di centinaia di anni per trovare “valori cristiani da difendere”: in quanto, con un ulteriore balzello indietro, non si possono non menzionare aberrazioni commesse dalla chiesa cattolica (ammesse dal Vaticano) quali : Guerre Crociate, Santa Inquisizione, e relative streghe bruciate sui roghi papali. Quindi non certo “valori da ricordare e difendere” (si spera). Viene anche demonizzato il RELATIVISMO che pervade la Comunità Europea nei giorni nostri. Vorremmo capire. Dal momento che all’antitesi del relativismo, si presume vi sia il TOTALITARISMO, a quali modelli Faustini si ispirerebbe per una società “ideale”? La storia recente ne è pregna di esempi, dalla dittatura nazista allo stalinismo, dal regime fascista di Pinochet all’alleanza anglo-americana che impone guerre schiacciando ogni risoluzione ONU. Forse il Presidente della Comunità Montana è stato troppo veloce a mettersi in bocca parole pronunciate da Papa Ratzinger, dimenticando che il pontefice parla in qualità di primo rappresentante della confessione cattolica, mentre lui da rappresentante eletto in un Paese laico per Costituzione, quindi mandatario anche di chi cattolico non è.
Ultima cosa, permetteteci di disquisire anche sugli oratori come “luogo privilegiato”, quindi favorito ad accedere a finanziamenti pubblici. Partiamo dal presupposto che riteniamo legittimi e preziosi per un certo tipo di attività sociale ogni luogo di aggregazione sportiva, culturale, o semplicemente ludica. Riteniamo che gli oratori, per la loro ovvia natura ecclesiastica, infondano valori certamente giusti e buonisti, ma che non contribuiscano a dare basi solide e sicure ai nostri adolescenti che si trovano, nel periodo di sviluppo mentale e fisico, catapultati in un mondo che poco ha a che vedere con quello ormai remoto e, per nulla reale, ipotizzato dalla Chiesa Cattolica ed insegnato nei catechismi. Pensiamo inoltre che i “luoghi privilegiati” ad accedere a sovvenzioni pubbliche, siano, magari, luoghi ove nell’epoca dell’AIDS non si demonizzi l’uso del preservativo, e si consideri la masturbazione peccato, ma centri aggregativi, laici, ove i nostri giovani vengano preparati a vivere nel terzo millennio, e non nel medio-evo. La redazione
altre DUE PAROLE A BRUNO FAUSTINI
Di Leila Bonacossa Signor Presidente, a parte che mi sembra esagerato tirare in ballo Sobieski, Papa Innocenzo XI e Kara Mustafa, per finire poi a parlare di Oratori a Associazioni. Mi lasci dire anche del cattivo gusto del suo articolo che strizza apertamente l’occhio a chi vorrebbe difenderci ad ogni costo da “quei lupi mannari dei musulmani”. Se voleva fare una citazione colta per impressionarci... beh, in qualche misura ci è riuscito, non tanto per il testo di Cirelli, ma per le considerazioni che ne ha dedotto, le quali sono quanto più di superficiale, sconsiderato e stupido, io abbia mai letto in questi ultimi tempi. Un’accozzaglia di frasi fatte e contraddittorie, un turbinio di parole già sentite in qualche talk-show o lette in qualche dichiarazione delicatamente estremista di Papa Benedetto XVI. E poi la leggerezza con cui ha trattato termini quali identità, tradizioni, radici... c’è stato un momento in cui mi sono chiesta come mai non comparisse anche razza. Ma andiamo con ordine, perchè vorrei tentare di dimostrarle la necessità di una sua profonda riflessione, poiché l’ingenuità con cui affronta certi temi mi fa pensare sia alla mancanza di strumenti adatti ad approfondire un discorso storico, sociale, politico, sia ad un’ottusità di fondo che, ahimé, non le permette di vedere oltre il suo naso. Punto primo “Ai nostri giorni è sbagliato evocare guerre o contrapposizioni che appartengono ai tempi passati...” Ci ha propinato una pagina e mezzo di un brano di Cirelli, per poi dirci quanto sia sbagliato evocare guerre del passato ai nostri giorni; beh, il lettore si sente subito preso in giro. Nessuno l’ha obbligata a citare quel brano che, tra l’altro, non è neppure tanto piacevole pervaso com’è da quel sentore propagandista che sembra sfornato apposta per dare man forte a chi vuol vedere nell’Islam il Male Supremo e nella Cristianità il Bene Assoluto. Mi ricorda un pò la moda revisionista nei confronti della lotta partigiana. Dico moda perchè studi seri fatti da storici seri, sono stati eclissati dal successo editoriale di pseudo-scrittori come Giampaolo Pansa che con il loro revisionismo a buon mercato, privo di ogni senso critico e storico, hanno deformato una realtà da prendere tutt’altro che alla leggera, accontentando schiere di fascisti e neo-fascisti bramosi di lavarsi la coscienza. Ammetto di non conoscere questo Cirelli (mi documenterò al più presto), ma l’impressione che mi ha trasmesso è quella di essere asservito alla metalità dei poteri che vogliono a tutti i costi un cattivo da combattere, meglio se musulmano e di colore. Del resto le sue esternazioni non hanno fatto altro che confermare questa linea. Punto secondo. “Il brano ci è utile per ricordarci che dobbiamo difendere la nostra identità sia dall’indifferenza di una società occidentale relativistica sempre più ripiegata priva di valori prostrata e ripiegata su se stessa fra divisioni lotte religiose e di potere sia dall’invadenza di altre culture che sebbene rispettabili, sono estranee alla nostra storia. Essere orgogliosi delle proprie radici è importante”. Ho provato un brivido di terrore leggendo questa frase. In poche righe ha pigliato concetti quali identità, relativismo, valori, religione, potere, cultura, storia, orgoglio, radici, su cui si dovrebbero spendere ore ed ore di riflessione e studio prima di fare qualsiasi affermazione. Oggi, mi rendo conto, sono parole vomitate a getto continuo da politici, religiosi, giornalisti, intellettuali, ma anche show-girl, cantanti, attori, come se si trattasse di noccioline americane. Se si volesse partire da lontano, si potrebbe dire che è da quando è nato il mondo che l’uomo cerca disperatamente di capire chi è, dove si trova... e altre domande del genere. La ricerca continua di risposte fa parte della natura umana e ha mandato avanti nel bene e nel male la storia dell’umanità. È innegabile che nella società moderna, dalla fine della seconda guerra mondiale – ma sarebbe lecito risalire fino alla rivoluzione industriale – queste domande si sono fatte più pressanti e angoscianti. Senza scomodare illustri intellettuali e filosofi che hanno scritto e discusso anticipando spesso gli eventi, il clima di smarrimento e confusione che aleggia nella realtà di ogni giorno, non fa che alimentare i progetti del potere politico ed economico. Così il concetto di identità diventa il cavallo da battaglia con cui rassicurare le masse: non sai chi sei? dove sei? da dove vieni? dove vai? Niente paura, te lo spiego io. Tu sei un occidentale, un europeo, un italiano, un padano... ti trovi in una società civile, libera e democratica; le tue origini affondano le
loro radici nei saldi valori della cristianità e da buon cristiano e democratico e civile essere umano, hai il dovere di lottare contro chi vuole portarti via tutto questo, distruggendo perciò la tua stessa identità! È chiaro che un popolo addomesticato sotto la bandiera di un’identità, di una cultura, di una religione comune, diventerà più gestibile e manipolabile al fine di assecondare le esigenze del potere. Basterà gridare ad una fantomatica nuova invasione ottomana per vedere schiere di democraticissimi, religiosissimi, civilissimi cittadini mobilitarsi per annientare chiunque voglia mettere in discussione la loro rassicurante identità. Le faccio un paio di esempi che forse le sono sfuggiti: durante il ventennio fascista eravamo da nord a sud tutti orgogliosi discendenti di Romolo e Remo, oggi dalle nostre parti alcuni si sono accorti di essere discendenti altrettanto orgogliosi dei popoli celtici (poco importa se si hanno genitori o nonni calabresi o siciliani...). In Germania un tale riuscì a convincere un popolo della superiorità della alta e bionda razza ariana (ironia della sorte: lui era piccolo, bruno e viscido). Ciò che ne conseguì fu lo sterminio di milioni di ebrei, rom, portatori di handicap, malati mentali, omosessuali... rei, secondo il folle baffetto, di minare la purezza dell’identità razziale ariana! Questo per spiegarle quanto sia rischioso usare certi termini con superficialità. Sorvolo sulla frase ad effetto che parla della società prostrata e ripiegata su se stessa... perchè essendo scritta in corsivo mi auguro non sia altro che una citazione! Mi soffermo invece sulle culture invadenti estranee alla nostra storia. Punto terzo. Un amministratore pubblico dovrebbe limitarsi a fare l’amministratore pubblico (che già ce n’è abbastanza di cui occuparsi!), evitando ad ogni costo di fingersi storico, soprattutto se in storia non è così ferrato. Io so che queste culture invadenti estranee alla nostra storia, così estranee non sono. Noi e gli arabi, noi e i musulmani abbiamo fatto insieme la storia, una storia che ci appartiene, che è comune a noi e a loro, incontrandoci e scontrandoci. Potrei farle mille citazioni, ma il brano che lei stesso a riportato ne è la testimonianza più lampante. E siccome la storia, come dicevo, è fatta di scontri, ma anche di incontri, le rammento che la nostra stessa cultura è profondamente legata a quella arabo-musulmana. La storia non si ferma sui confini di uno Stato, così che da lì in poi tutto diventa estraneo. Figuriamoci se poi ci si riferisce all’Italia: al centro del Mediterraneo, crogiolo delle più disparate civiltà, storicamente punto di incontro strategico. Punto quarto Brevemente mi soffermo sul termine radici. Termine che odio, se non è riferito ad una pianta. Radici. Io mi rifiuto di avere radici. Le radici sono peggio di ancore, ti impediscono di muoverti, di conoscere, di esplorare, di capire. Un uomo con le radici vede solo ciò che ha accanto, non può spostarsi per incontrare qualcuno e
quando qualcosa di nuovo gli si avvicina si spaventa, non si fida, lo percepisce come un nemico. Inoltre sono tanti, compreso lei, quelli che prendono in considerazione le proprie radici solo da punti di vista positivi e favorevoli. Se con il brano di Cirelli le tenta di rievocare la mia appartenenza a radici cristiane, le dirò che allora appartengono alle mie radici anche le stragi operate dalle Crociate, dalla Santa Inquisizione, dai cattolicissimi conquistadores spagnoli, ma anche le laceranti pressioni operate da missionari d’assalto che costringevano indios e tribù africane alla conversione (mi permetta un appunto: chissà cosa ci avrebbero raccontato gli indiani d’America sull’invadenza di altre culture, in quel caso realmente estranee alla loro storia!). Punto quinto Apprendo cosa sia importante per lei “...educare i nostri giovani alla riscoperta della tradizione millenaria affinché possiamo sentirla ancora come nostra”. Tradizione millenaria? Cosa significa? Intendeva tradizione cristiana? O forse si riferiva alle cerimonie di iniziazione delle popolazioni celtiche? O forse ai riti pagani dell’abbondanza e della fecondità? le tradizioni non hanno bisogno di essere difese. esse hanno un senso quando scorrono nelle vene di un popolo, quando sono esigenza estrema e necessaria. Quando iniziano a dover essere difese diventano semplicemente una farsa, una pantomima per rievocare un passato morto e sepolto. Un pò come al mio paese (sono originaria di un centro in provincia di Pavia) la riesumazione del Palio delle Contrade, brillante idea venuta al curato che gestiva l’Oratorio. L’entusiasmo per la “novità” è stato tale che si sono dovuti reclutare “stranieri” provenienti dai paesi vicini per avere un numero adeguato di persone nelle squadre. Lo stesso accade qui a Gargnano a Santa Lucia con la corsa delle latte, a quanto mi dicono è sempre meno spontanea e sempre più triste e stentorea. Rievocare il fantasma di tradizioni passate mi sembra un modo comodo per evitare di affrontare il nostro tempo e le esigenze di oggi. Ultimo punto Credo che siano pochi coloro che non hanno mai frequentato un Oratorio. Anch’io ho trascorso in Oratorio la mia giovinezza. Le dico che in Oratorio ho avuto la fortuna di trovare un sacerdote speciale che mi ha davvero aiutato a crescere; in oratorio ho fumato di nascosto le mie prime sigarette; in Oratorio ho incontrato adolescenti incasinati come me ed è stato bello condividere con loro tante esperienze; in oratorio
ho dato il mio primo bacio; in Oratorio, alla festa di Carnevale, ho preso la mia prima sbronza; in Oratorio ho imparato a giocare onestamente e tante altre cose lontane dalle citazioni, dalle frasi fatte, dai luoghi comuni. Se mi avesse raccontato questo per spiegarmi l’utilità degli oratori e la necessità di sostenerli non mi sarei
così arrabbiata. Il problema è che lei ha dato a quei luoghi di aggregazione giovanile un ruolo che non dovrebbero avere. Lungi da noi Oratori come luoghi di propaganda, detentori di morte tradizioni o peggio, custodi dell’identità di un popolo!
Morte sua, vita mia
Di Carlotta Bazoli Spesso la gente si fa giudice di storie di cui sa poco o addirittura nulla... Gargnano, che è un paese molto piccolo, è un validissimo produttore di questi “esemplari” che poco sanno e tanto, tantissimo dicono di conoscere. Non c’è niente da fare, il loro giudizio infondato non risparmia niente e nessuno, succede per tutto, dalle cose locali ai fatti di cronaca nazionale... Così è accaduto anche per quanto riguarda il caso di Carlo Giuliani. Il lavoro mi chiama spesso testimone di queste situazioni e più volte sono stata anche protagonista di particolari discussioni inerenti la politica e a quello che è accaduto a Genova. Si parla, ma ogni volta è come scontrarsi contro un muro... la gente urla e discute ma quasi mai accetta le risposte che gli si dà. Perchè scrivo un altro articolo su Carlo Giuliani? Penso che sia un argomento del quale si debba parlare ancora a lungo perchè molto si è detto, ma tanto, tantissimo, c’è ancora da dire. Rimangono parecchie ombre scure in questa faccenda... e ogni tanto qualcuno, faticosamente, ne illumina alcune, portando in evidenza eventi, fatti e verità che turbano l’animo di ognuno, davanti ai quali verrebbe voglia di tapparsi le orecchie, per non sentire, per non crederci, proprio come fanno le persone con cui spesso ho a che fare. L’intervista a Mario Placanica - concessa al quotidiano “CalabriaOra” il 29 novembre 2006 – ne è un esempio: ha sconvolto l’opinione pubblica e, se possibile, stravolto ciò che fino a quel momento tutti – o quasi – credevano essere la verità. Vi ricordate di Mario Placanica? Era nel Defender dei carabinieri quando Carlo è stato ucciso. Hanno incolpato lui della sua morte, ma le cose non sono state mai chiarite. E Placanica è stato fatto scivolare volutamente nel dimenticatoio, diventando uno dei tanti scheletri nel vastissimo armadio della cronaca nera italiana. Nella sua intervista, oltre a raccontare le pesanti pressioni psicologiche ricevute dai suoi superiori prima (“...ci dicevano di stare attenti, ci raccontavano che ci avrebbero tirato le sacche di sangue infetto. Ci dicevano di attacchi terroristici. La sensazione era come se dovessimo andare in guerra”), e dagli psicologi dopo ( “...Per anni mi hanno sottoposto a uno stress psichico insopportabile. Mi hanno detto che i no global mi avrebbero ammazzato. Sono arrivati a dirmi che avrebbero ucciso mia moglie quando era incinta”), dichiara di non essere l’assassino di Carlo Giuliani e lo fa a gran voce, sottolineandolo più volte. Era nel Defender dei carabinieri quando Carlo è morto, ma ha sparato da steso, in aria, al di sopra della ruota di scorta della jeep. In aria. Due volte, ma in aria. E prosegue raccontando fatti raccapriccianti che annodano la gola, come quando il maggiore Cappello gli ha tolto dalle mani il lanciagranate col quale sparava fumogeni sopra le teste dei manifestanti – accusandolo di non essere capace di usarlo - per poi utilizzarlo a sua volta colpendo le persone in faccia. Poco dopo la morte di Carlo, Placanica, che ignora ancora tutto, viene portato in caserma, accolto e acclamato dai colleghi del battaglione Tuscania che gli dicono “Morte sua, vita mia” e “Benvenuto tra gli assassini”. Gli regalano uno dei loro baschi e intonano canzonette su Carlo
Giuliani. Questo ed altro emerge dall’intervista che purtroppo, a causa di spazio, non riporto integralmente, ma chiunque fosse interessato a leggerla può farlo sul sito www.carta.org/editoriali/2006/061129.htm dal quale io stessa l’ho presa. Quello che emerge da un racconto del genere non può che preoccupare. Mi chiedo chi ci sia nelle file delle nostre forze dell’ordine e per il gioco di quale pezzo grosso della politica abbiano agito... sì perchè quegli ordini sono venuti dall’alto, da persone che per soddisfare il loro sporchi traffici non hanno avuto scrupoli nel sacrificare la vita di un ragazzo di 21 anni. Ma davvero Carlo è stato l’unica vittima del G8 genovese? Lo sapevate che un medico ha dichiarato ad Haidi Giuliani, mamma di Carlo, di essere stato chiamato per una ragazza morta in via Montevideo intorno alle 17.00 di quel terribile 21 luglio e che, mentre vi si recava, è stato dirottato da un’altra chiamata che lo ha condotto verso piazza Alimonda dove lo attendeva il corpo di Carlo? Chi era quella ragazza morta? Una dei manifestanti? Un’agente dei servizi segreti (in quei giorni Genova ne era piena)? Nessuno lo sa perchè di lei non s’è detto più nulla, eppure ci sono diversi testimoni che dicono di averla vista mentre moriva, travolta da un blindato della polizia. E i due cadaveri trovati uno a Levanto e l’altro annegato nel porto di Genova immediatamente dopo la fine del G8? Niente anche lì, nessuna risposta, tutto insabbiato. Se non fosse stato per le migliaia di macchine fotografiche e telecamere digitali con le quali i manifestanti hanno raccolto testimonianze che non lasciano spazio all’immaginazione, è probabile che di quei giorni genovesi non sapremmo praticamente nulla... La storia delle bombe molotov di cui recentemente si è tornato a parlare, costituisce un altro serio attentato alla verità. La notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, 93 manifestanti si fermano a dormire nella scuola genovese Armando Diaz. La polizia irrompe nell’edificio e letteralmente li massacra. L’intervento violentissimo è giustificato dal ritrovamento di due bombe molotov, attribuite ai ragazzi e che sembrano la conferma della loro pericolosità. Da “Il Corriere della Sera” datato giovedì 18 gennaio 2007: “La prova regina era falsa. Fabbricata ad arte per incastrare i 93 no global e giustificare così un pestaggio a sangue freddo, violentissimo, una specie di rappresaglia. Gli ordigni erano stati sequestrati durante gli scontri del pomeriggio, e portati alla scuola da due agenti mentre il blitz era in corso.”. Ebbene, le due molotov, che trattandosi di corpo di reato dovrebbero restare a disposizione del tribunale, sono scomparse. Nessuno sa che fine abbiano fatto, un pò come il cadavere della ragazza di via Montevideo... così nei reperti del processo, quelle bombe non sono mai entrate. Con questo articolo non voglio avere la presunzione di essere come una di quelle persone che, con fatica e dolore, riescono a far luce tra le ombre di cui qualche riga fa vi parlavo. Non ho scoperto niente e non ho fatto altro che riportare in un riassunto ciò che ho letto e visto... ma sono contenta di aver dato un piccolo contributo affinché questa storia, insieme a tante altre, non vada dimenticata. Voglio concludere questo articolo con le parole di un uomo degno di rispetto, Don Gallo, che nonostante la sua appartenenza alla Chiesa non ha mai preso le distanze dai movimenti, dal contatto con quei giovani che hanno ben altre credenze e che nella casa di Dio non mettono piede da anni; Don Gallo a Genova c’era, come era presente anche a Brescia, il 28 maggio 2006, durante la commemorazione delle vittime della strage di Piazza Loggia... e vi garantisco che in quell’occasione è stato fantastico. “...Parlo sempre nei termini del sacrificio di Carlo, perchè Carlo è di tutti. È lui che cade, non il figlio di chi ne parla male. È il movimento intero che è colpito attraverso lui. Nel profondo, questi ragazzi hanno la “possibilità” dell’immolazione”, come noi durante la Resistenza. Se un attimo prima dello sparo gli avessero chiesto: sei pronto a dare la tua vita per ciò in cui credi?, lui avrebbe risposto di sì. Ci metterei la mano sul fuoco. Carlo non rappresentava un partito. Lui osava la speranza. Ha operato una scelta di libertà, a differenza di chi non ha ideali e ci mette al servizio della Patria solo per soldi. Fa parte di quelli che hanno scelto la sobrietà, la semplicità, nel vestire, nel mangiare, nel lavoro. Il loro obiettivo non sono le tre i di Berlusconi, impresa-informaticainglese, ma l’incontro con l’altro e il recupero della dimensione umana. Il consumismo ci ha fiaccato tutti, si è perso il senso dell’uomo e loro adottano un nuovo stile. Sono lontani dall’idea di avere, appropriarsi, apparire. Sono da applaudire, non da uccidere.”
Le notizie di questo articolo sono state prese dal libro “Anche se voi vi credete assolti” di Simona Orlando e da “Il Corriere della Sera” del 18 gennaio 2007. L’intervista a Mario Placanica è stata tratta dal sito
www.carta.org/editoriali/2006/061129.htm. Le immagini sono state tratte dal fumetto “GeVSG8 Genova a fumetti contro il G8”
un’idea Abbiamo un’idea che ci attizza!
Visto il sempre maggiore interesse che “Il Nuovo Municipio” suscita, e viste le nostre difficoltà economiche e di distribuzione, abbiamo pensato di aprire un conto corrente postale grazie al quale raccogliere le offerte di chi desidera contribuire a una più capillare distribuzione sul territorio e ricevere il giornalino a casa tramite posta. Sul prossimo numero troverete tutti i dettagli necessari per tale operazione. Fateci sapere cosa ne pensate! UN PICCOLO SFORZO PER UN GRANDE PROGETTO
Di Antonio Baccoli Ringraziando anticipatamente la redazione di questo giornale, che ogni edizione mi consente di scrivere nell’angolo zapatista e voi lettori per l’attenzione che prestate alle notizie e commenti su di questo riportati. In questo numero vorrei cogliere l’occasione per spiegarvi meglio in cosa consiste il progetto di vaccinazione Autonoma (già accennato nell’edizione n°3 dell’aprile 2006), che si sta tentando di realizzare nella zona Norte del Chiapas, uno dei cinque vastissimi territori dove gli zapatisti stanno realizzando una sorta di Governo Autonomo che sostituisce il mal governo centrale. Attraverso le Giunte di Buon Governo (organo civile zapatista che rappresenta tutte le piccole comunità e tenta di gestire in modo equilibrato e partecipativo il territorio ribelle) vengono istituite le varie commissioni locali, municipali, zonali, che a seconda delle necessità, si impegnano a istruire e fornire nuovi progetti per migliorare le condizioni di vita del popolo interessato. Esistono varie commissioni di salute, educazione, ecologia, agricoltura etc. Nel mio ultimo viaggio recandomi al Caracol di Roberto Barrios (luogo dove risiede la Giunta di Buon Governo della zona Norte), grazie all’aiuto di un volontario che vive lì ormai da tempo e lavora lui stesso per la riuscita di questo progetto, sono riuscito ad avere informazioni molto dettagliate al riguardo. Ho parlato con la Commissione che lo ha creato e lo sta organizzando, ho incontrato vari promotori di villaggi dove si sta testando la riuscita, ho visitato due Comunità che si
organizzano perchè funzioni al meglio, infine con la Commissione di Salute del Caracol abbiamo fatto un incontro riassuntivo per fare il punto della situazione, dove si diceva, fra le altre cose, che uno dei vari ostacoli alla realizzazione è la mancanza di fondi. In effetti questo articolo vuol essere non solo informativo, ma anche un mezzo per raccogliere denaro da inviare a sostegno di questo specifico progetto, a me personalmente, oppure sul conto dei diretti interessati. Ora vi espongo il progetto a grandi linee, ma chiunque fosse interessato a notizie più dettagliate o a partecipare economicamente può contattarmi attraverso la redazione de “Il Nuovo Municipio”. Progetto di vaccinazione della zona Norte Direzione: Caracol V, Roberto Barrios Breve descrizione del progetto: Capacitare riguardo al settore di salute preventiva, attraverso un lavoro di vaccinazione ai compagne/i e fratelli dei dodici municipi che compongono la zona Norte del Chiapas, Caracol V, ed allo stesso tempo capacitare alla pratica, in modo tale che siano loro stessi a continuare a portare avanti questo lavoro. Saranno capacitati promotori, formatori, comitati locali e Rappresentanti di Salute della zona, nel lavoro di coordinazione, programmazione, applicazione e valutazione della vaccinazione. In tre anni di lavoro si spera di far funzionare il progetto in tutti i dodici municipi. Si inizierà con la meta dei municipi e si aggiungeranno gli altri man mano che dimostreranno la capacità di elaborazione della censita e presentazione delle sollecitudini. Per essere incluso un municipio deve avere un equipe di salute dove partecipano attivamente rappresentanti di salute, comitato di salute, fornitori e promotori della comunità. Esistono progetti di salute che sono stati realizzati in alcuni municipi riguardo di capacitazione in medicina generale, costruzione di case di salute e campagne di vaccinazione. Beneficiari di questi progetti sono tutte le famiglie indigene della zona Norte (più o meno 130mila persone), ed è importante ricordare che il sistema di salute autonomo zapatista non è solo per gli zapatisti, ma per tutti i fratelli indigeni e non di questa terra. Responsabili del progetto: - Rappresentanti di salute della zona Norte, comitati regionali e locali di salute, formatori di salute del Municipio e promotori di salute di comunità. - SADEC (salute e sviluppo comunitario ass. civile) come equipe di appoggio per insegnamento e accompagnamento nel lavoro di vaccinazione durante l’inizio del progetto. - Santiago Trias Molist, gancio per appoggio economico per realizzare questo progetto e equipaggiamento logistico per il lavoro sul campo. Metodologia: - Prendere accordi generali del programma di vaccinazione nella riunione generale - Presentare sollecitudine del Municipio ai rappresentanti di salute della zona per la sua approvazione - I rappresentanti di salute informano SADEC e SANTIAGO per programmare un corso di vaccinazione - Si farà un corso di vaccinazioni prima di ogni fase di applicazione. Vaccini che verranno applicati: - BICG (tubercolosi) - SABIN (poliomelite) - PENTAVALENTE (difterite, tetano, epatite B, pertosse, infezioni influenzali) - DPT (difterite, tetano, pertosse) - TRIPLE VIRALE, SRP (morbillo, parotite, rosolia) - SR (morbillo e rosolia) - TD (tetano e difterite) Attività del progetto: Riunione generale, corso di vaccinazione, applicazione, e corso di valutazione. Materiale necessario: 130mila cartelle di vaccinazione, 219 termos piccoli da 75 ½ litri per trasportare i vaccini dal Municipio alle comunità. 24 termos grandi da 95 litri per trasportare i vaccini dalla sede principale ai Municipi, 50 lastre di ghiaccio per i termos, 250 manuali di vaccinazione, 12 refrigeratori speciali per i vaccini, 12 congelatori
e 13 termometri per controllare la temperatura dei depositi del vaccino. Costi: 442.600 pesos per materiale sopra indicato, 358.400 pesos per i corsi di capacitazione, applicazione, valutazione, e accompagnamento nei primi tre anni, 575.000 pesos per il trasporto e sostentamento nei vari corsi e riunioni per promotori e formatori, comitati e rappresentanti, 276.000 pesos costo per manutenzione mezzi logistici nei tre anni. Totale: 1.652.050 pesos così suddivisi: 660.820 primo anno, uguale per il secondo, 330.410 per il terzo. L’importanza di questo progetto (secondo i responsabili di zona) Come sapete il popolo indigeno è da molti anni in resistenza, non accettiamo nessun aiuto dal mal governo e nessun progetto di sviluppo da loro proposto, ossia non chiediamo nessun tipo di sostentamento economico che non sia a sostegno del nostro lavoro, per questo siamo in resistenza. La nostra economia è di sussistenza, coltiviamo noi stessi la nostra terra, perchè i frutti che riceviamo dal nostro lavoro formino la nostra dieta di aria come mais, fagioli. I pochi proventi economici che otteniamo sono dati dalla vendita di animali che noi stessi alleviamo o con lavori periodici che facciamo fuori dalle comunità per ottenere quelle piccole risorse economiche necessarie per comprare le cose che ci mancano per vivere come medicine etc. Come capirete ci è molto difficile spostare tutta la famiglia in città per ricevere, ad esempio, la vaccinazione. É importante ricordare che dal primo gennaio 1994, dicemmo “ORA BASTA” al mal governo, indirizzammo tutti i nostri sforzi e lavori per un processo di autonomia. Da qui l’importanza e la necessità della creazione di questo tipo di progetto. É altresì importante ricordare tante comunità di nostri compagni che da molti anni non ricevono nessun tipo di vaccino. L’estensione della nostra zona è molto ampia, 219 comunità ripartite in 12 municipi. Ringraziandovi in anticipo per la vostra sensibilità, spero che il progetto vi sembri interessante e meriti la vostra attenzione. Ricordo inoltre che l’eventuale incasso dell’annuale Festa Zapatista, che si terrà a Gargnano il 29-30 giugno e 1 luglio, sarà destinato proprio a questo progetto.
Lettere dei lettori...
Questa lettera ci è stata recapitata in forma completamente anonima. Comprendiamo le ragioni per cui il suo autore abbia preferito rimanere segreto ma, nonostante questo, ci piacerebbe che le cose che ci mandate siano sempre firmate. Vi assicuriamo che, se non lo desiderate, il vostro nome non apparirà mai sulle pagine di questo giornale, e noi della redazione non lo riveleremo a terzi nemmeno sotto tortura! Siamo comunque lusingati dal successo che “Il Nuovo Municipio” sta accumulando, vediamo che la gente ha voglia di comunicare e siamo onorati di essere il tramite. Grazie a tutti voi. La redazione
Viviamo in un bel paese... lo dice la tradizione, lo sanno tutti, o meglio
tutti sanno ciò che vogliono sapere e lo si vede alla televisione, lo si legge sui giornali. Va tutto bene, siamo felici, abbiamo da mangiare, i nostri figli vanno a scuola, hanno il motorino e qualche soldo in tasca per divertirsi. Il telefonino, ormai diventato indispensabile, sempre carico per non essere dimenticati, più che per non dimenticare. Non si parla mai di guerra, guerra vera intendo, non quella della tele che per tutti non è più di un film, qualcosa che avviene lontano nello spazio e nel tempo e che quindi tutto sommato non esiste, non ci riguarda. Eppure la guerra c’è, l’Italia è in guerra, adesso, impegnata su fronti differenti e lontani in guerre che non sono degli italiani, ma di governi che decidono il da farsi perchè grandi aziende e multinazionali possano coprire nuovi mercati ed i propri cittadini abbiano quelle comodità a cui ormai sono abituati e senza
le quali comincerebbero a domandarsi cosa sta succedendo in tutto il mondo. Siamo tutti distratti dalle cazzate che quotidianamente ascoltiamo e vediamo ovunque. Quando imbracci un fucile ed entri in un Paese che non è il tuo, sei in guerra. Mascherate da missioni di pace, i politici che noi abbiamo votato, mandano armi ai soldati in Paesi lontani invadendoli, come in Vietnam, in Afghanistan, Bosnia, ora in Libano soldati stranieri invadono Paesi sovrani che hanno tutto il diritto di scegliere, ma l’Occidente vuole scegliere per loro. Con la scusa della pace aprono nuovi mercati per le multinazionali che hanno ormai saturato i vecchi. Personalmente sono stato testimone di una guerra che pochi anni fa ha insanguinato l’Europa. Ero ancora nell’Esercito Italiano quando è iniziato il conflitto in Jugoslavia ed il passo è stato immediato. Bisognava liberare un Paese, date le dimissioni dall’Esercito e lasciata l’Italia su un elicottero privato sono stato portato vicino a quello che sarebbe poi stato il punto di controllo delle operazioni su tutto il territorio e venni quindi assegnato alla compagnia che rimarrà la mia per tutto il tempo che vi trascorsi. Il nostro compito era quello di disarmare zone controllate da militari e comunque i nostri obiettivi sono sempre stati i militari, mai civili, anche se devo dire che c’era molta confusione, nessuno sapeva esattamente cosa avrebbe trovato una volta raggiunta la zona operativa. Nelle città, se così si possono chiamare, perchè spesso erano poco più che paesi, ci si trovava di fronte situazioni dove non c’era politica nè ideali, non c’era nessuno che ti dicesse cosa fare o chi avevi di fronte, in quei momenti ci sei solo tu ed i colleghi con cui mangi e dormi ai quali affidi la tua vita ed i quali affidano la loro a te. Sei un soldato e venire ucciso lo metti in conto anche se non ci pensi. Quando senti i colpi di arma da fuoco, che non sono per nulla come nei film, sembrano petardi, anche meno rumorosi, ma non è capo d’anno e non c’è nessuna festa, ed attorno l’aria inizia a fischiare, ti rendi conto che sei stato visto perciò sei diventato un bersaglio. Dall’altra parte non ci sono quindi delle persone che hanno una madre o dei figli, soltanto armi che ti sparano addosso e allora non te ne frega un cazzo di nulla e l’unica cosa che pensi è... merda sono fottuto... cerchi di capire da dove ti sparano senza alzare la testa, cerchi di capire in quanti sparano, riconosci le armi che usano dalla voce che hanno, fai i tuoi conti ed il tempo non esiste più, sai che chi hai intorno sa cosa fare perchè finchè non ti sparano addosso vuol dire che non ti hanno visto ed hai la possibilità di vedere meglio cosa e dove sta sparando. Mi è capitato di essere bersaglio e di dover rimanere immobile mentre altri risolvevano la situazione e mi è capitato di partecipare alla soluzione mentre altri rimanevano immobili. Sono sempre stato molto fortunato, ho riportato solo qualche ferita leggera. Una mattina ci stavamo avvicinando ad un villaggio dove erano stati segnalati dei militari non alleati, ci stavano aspettando, un RPG è esploso poco lontano, vicino a me c’era un uomo di lingua francese, aveva trent’anni più o meno ed il suo corpo ha fatto da scudo al mio, è rimasto ucciso all’istante, non lo conoscevo, perchè in quelle situazioni non si parla mai di sé e si usano dei soprannomi. Ricordo che nella nostra compagnia c’era un fotoreporter che si era aggregato a noi volontario perchè la sua collega giornalista era stata uccisa da un cecchino mentre attraversavano la strada ed aveva giurato a sé stesso che lo avrebbe trovato ed ammazzato con le sue mani. I cecchini sono una delle cose più immonde che io abbia mai avuto modo di incontrare perchè, anche se non fa differenza il modo di uccidere una persona, io rispetto un soldato. Che combatta per soldi o per la propria casa, è un soldato, e ti affronta da soldato, il cecchino invece sparava ai civili, nascosto nei palazzi, nelle case o sulle montagne e percepiva dei soldi per ogni ucciso. Ne abbiamo presi alcuni e nessuno di questi è stato trattato come un soldato, ma come un assassino, alcuni sono stati gettati dalle finestre dai cui sparavano altri uccisi con un colpo in testa mentre piangevano ed io ho provato solo disprezzo, nessuna pena. Uno di questi piangendo ci chiese di risparmiarlo perchè aveva moglie e figli, era slavo, aveva appena ucciso una donna, io non so se quella donna aveva marito o figli, sicuramente era figlia ed era una donna che andava a cercare qualcosa da mangiare. Venne portato sul tetto del palazzo e gettato di sotto ma nessuno si sentì sollevato, orgoglioso di ciò che aveva fatto ed io non mi sentii meglio... nulla era cambiato, un altro verme avrebbe preso il suo posto. La follia si stava impadronendo di tutti, non c’era più nulla che mettesse a freno la voglia di vendetta e la crudeltà che ti cresce dentro quando vedi la persona con cui stavi parlando pochi minuti prima, senza più metà del cranio. Vorresti che tutto finisse e fai l’unica cosa che in quel momento puoi fare, vai avanti e riduci al silenzio quello che trovi. Una sera mentre ci preparavamo per la notte un bambino entrò improvvisamente nella stanza dove eravamo, aveva in mano una pistola puntata verso di noi, ebbi appena il tempo di capire cosa stava succedendo, il bambino però non ne ebbe il tempo e rimase ucciso all’istante dall’arma automatica dell’uomo che per primo lo aveva visto. La pistola che aveva in mano quel bambino di non più di dieci undici anni era una pistola giocattolo, non so perchè fosse lì o perchè lo aveva fatto, nessuno lo sapeva né potè chiederglielo. Quella stessa notte ce ne andammo. Non finii la mia ferma, dei più di duecento tra italiani,
tedeschi, francesi e inglesi che eravamo, solo meno di quaranta erano sopravvissuti, me compreso. Quelli rimasti non erano nemmeno più uomini, ma l’ombra di sé stessi, senza più la luce della vita negli occhi. La compagnia fu sciolta, ufficialmente, se così si può dire, perchè i nostri compiti erano finiti ed io me ne tornai a casa. Non ho notizie di nessuno di quegli uomini che erano con me in Jugoslavia, so che alcuni sono stati aggregati ad altre compagnie, io me ne sono andato. I miei sanno che ho lasciato l’esercito perchè ero stanco della vita militare, con loro non ho mai parlato della guerra o della Jugoslavia. Quando sono partito avevo venticinque anni ora ne ho quasi quaranta. Sono passati diversi anni, ma nulla ho dimenticato perchè non si può dimenticare l’odore della morte, le fosse comuni, i corpi di persone ammucchiati come foglie secche e bruciati. Ora sono un agricoltore, vivo bene, ma faccio fatica a sorridere, odio lo spreco che vedo tutti i giorni e penso a chi non aveva nulla perchè tutto gli era stato tolto. Vedo genitori al supermercato con dei bambini che urlano disperati perchè non gli hanno comprato l’ovetto Kinder, penso a come crescerà quel bambino e penso alla stupidità ed alla leggerezza che le persone quotidianamente dimostrano dando per scontato il pane che possono comperare nel negozio sotto casa. Quello che è successo in Jugoslavia può succedere ovunque, anche qui. Apprezzo molto di più ciò che sono, ciò che ho. Per anni ho dormito con un’ arma vicino al letto, ed ogni volta che vedo un bambino che gioca con un’arma vorrei raccontargli di quello che è successo ad un suo fratellino. Quando un bambino gioca con un’arma non importa se questa può uccidere o meno, egli cresce con un’arma in mano e crede che sia un gioco, ma non lo è, non lo è mai.... Anonimo per ovvie ragioni
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La piramide di Roosevelt
Di Michele Macaluso Settimane fa durante una cena si è arrivati a parlare di un simbolo che appare sui dollari, cosa che io personalmente non avevo mai notato. Immediatamente qualcuno, rovistando nel portafogli, ha trovato dei dollari e si è andati istantaneamente a cercare questo disegno.
È subito apparsa la piramide con un occhio sulla cima e mi sono chiesto quale significato potesse avere questa immagine, simbolo notoriamente esoterico, stampato su una moneta mondiale che guida i mercati e l’economia globale. La scritta credo significhi: approva/favorisci il progetto, nuova casta temporale (universalmente tradotto: nuovo ordine mondiale) Da una breve ricerca è risultato chiaro che questa piramide rappresenta il simbolo degli Illuminati, impresso sul dollaro per decisione del Presidente Roosevelt dopo quasi due secoli di bozze e di rinvii. Chi sono gli Illuminati?? Gli Illuminati sono un’organizzazione fondata nel 1776 dal principe Adam Weisshaupt, ebreo di nascita convertito al cattolicesimo, sacerdote cattolico educato dai Gesuiti, che all'età di 20 anni fu nominato professore di Diritto Canonico.
Weisshaupt organizza una potente società segreta, col fine di distruggere un mondo fondato sulle ingiustizie sociali, per poi riorganizzarlo "... sterminare tutti i re…; distruggere la potenza del papa; predicare la libertà dei popoli... fondare una repubblica Universale...". Nello stesso 1776, la piramide appare sulla bozza delle banconota da un dollaro che dopo lunghe modifiche e indugi viene coniata per la prima volta nel 1933 durante la presidenza di Roosevelt, il quale restò in carica appunto dal 1933 al 1945… La regola principale di Weishaupt era che "Ogni uomo capace di trovare in sé stesso la Luce Interiore... diventa eguale a Gesù, ossia Uomo-Re...". Tale società fu chiamata successivamente “Illuminati di Baviera”. Per raggiungere il suo obiettivo era fondamentale ottenere il controllo mentale attraverso quello dei mezzi di comunicazione. In testa a tale organizzazione capeggiata da Weisshaupt, c’era una mutata stirpe di orafi, i Mayer, che si erano dati ai prestiti con interesse diventando così ricchi e potenti, cambiando poi il loro nome in Rothschild (scudo rosso) preso dal loro stemma di casato che era appunto uno scudo rosso con un’aquila bianca al centro. Una famiglia ben nota anche ai nostri giorni quella dei Rothschild, banchieri da generazioni e azionisti di centinaia di società sparse per il mondo, i quali avrebbero, grazie al loro potere economico bancario, finanziato qualunque iniziativa e qualunque guerra, fino ai giorni nostri. Tanto per cominciare gli Illuminati promossero e finanziarono la Rivoluzione Francese utilizzando svariati nomi e forme di aggregazione. Secondo la loro filosofia di azione, era necessario: 1- portare le nazioni all’eliminazione di ogni forma di governo e di religione già esistente creando caos all’interno dei governi e disordini tra la popolazione 2- armare e sostenere entrambe le fazioni opposte in un conflitto, con lo scopo di indebolire gradualmente suddette nazioni, per facilitare il crollo di ogni struttura esistente e rendere i paesi più controllabili al fine di creare un unico governo mondiale (una parte della famiglia Rothschild finanziò Napoleone mentre l’altra sostenne la Gran Bretagna , la Germania ed altri stati durante le guerre napoleoniche). Subito dopo le guerre napoleoniche, gli Illuminati si accorsero che le nazioni erano così impoverite dalle guerre che avrebbero accolto qualunque intesa per mutare la loro situazione. I Rothschild e gli Illuminati ne approfittarono per organizzare il Congresso di Vienna (1814-15), interamente svolto in incontri privati tra le grandi potenze ed i banchieri europei, scandendo le giornate tra feste sfarzose e creando dunque una prima Lega delle Nazioni (prima bozza dell’ONU). Subito dopo la Prima Guerra Mondiale, negli Stati Uniti, essi crearono un organo chiamato “Council on Foreign Relations” (Consiglio per le Relazioni Internazionali) conosciuto con la sigla CFR che è anche oggi costituito prevalentemente da membri e successori degli Illuminati. Un organo similare fu fondato contemporaneamente in Gran Bretagna, sotto il nome di “British Institute of International Affairs” l’attuale “Royal Institute of Interntional Affairs” in sigla, RIIA. Il CFR e il RIIA ebbero a loro volta il compito di formare successive, svariate, organizzazioni da introdurre in ogni aspetto della vita sociale politica ed economica delle nazioni. Ma, a loro volta, organizzazioni stesse venivano sovvenzionate e controllate direttamente dall’ Unione Internazionale dei Banchieri, la quale dipendeva, ovviamente, dai Rothschild e dagli illuminati. Lo scopo primario del CFR era il totale controllo dei mezzi di comunicazione di massa. Il controllo della stampa venne affidato ai Rockefeller. Henry Luce venne finanziato per far nascere una numerosa serie di riviste nazionali, tra cui “Life”, “Time” e “Fortune” e molti altri. I Rockefeller sostennero anche i Fratelli Coles con il loro “Look Magazine” e con le loro altre catene di quotidiani nazionali. Eugene Myer, uno dei fondatori del CFR, acquistò il “Washington Post”, il “Newsweek”, il “Weekly Magazine” e molte altre pubblicazioni. Il mondo del cinema hollywoodiano venne occupato dalla famiglia Lehmans, Kuhn, Loeb ed altre, ultima ma non meno importante dalla Goldman Sachs (la più potente banca privata d’affari al mondo) e da varie unioni internazionali di banchieri, le stesse che controllano le radio e le TV di stato. Gli Illuminati si occuparono di selezionare gli uomini più brillanti in ogni campo, come quello delle arti, della letteratura, dell’educazione, della scienza, della finanza e dell’industria. Il piano di operazione già scritto e diffuso dallo stesso Weisshaupt tra gli adepti, era il seguente: “E’ lecito l’uso del potere monetario e della corruzione sessuale per ottenere il controllo degli uomini che già hanno raggiunto le alte sfere di potere, a vari livelli dei governi o in altri campi. Una volta che le persone influenti sono cadute, devono essere tenute strettamente legate alla Loggia attraverso lettere minatorie, minacce di rovina finanziaria, di diffamazione pubblica e di danno fisico, persino grazie alla paura della morte stessa dell’individuo e dei suoi famigliari.”
Fondamentale era anche introdursi nelle scuole più importanti per scegliere gli alleati fin dalla giovane età. E’ un dato di fatto che la fascia di età più sensibile ai condizionamenti mentali è quella dell’infanzia/adolescenza. I giovani più intelligenti e di scelta origine familiare venivano selezionati dagli Illuminati i quali provvedevano alle spese legate alla loro istruzione e al loro sostegno, fino all’età compiuta per l’inserimento nella Cerchia. Essi venivano formati ed educati con la meta di divenire persone in grado di offrirsi alle varie autorità delle nazioni come professionisti ed esperti consiglieri nei settori della politica e dell’ economia. Il fine ultimo era ed è avere propri uomini all’interno di ogni realtà nazionale per perseguire il piano di un unico governo globale. Un altro dei punti a sostegno della ideologia degli Illuminati è la espansione del razzismo, al fine di dividere sempre più larghe masse di popoli in fazioni opposte, armarli e lasciarli combattere gli uni contro gli atri per indebolirli ed assoggettarli. Come fare per difendersi da tutto questo? Nel momento in cui non ci si accontenta più delle notizie che il sistema politico passa, nel momento in cui si comincia un proprio ragionamento personale e si osservano gli avvenimenti cercando di capire a chi reca beneficio, vedrete che forse, determinate cose alle quali prima non davamo gravità, diverranno palesi azioni di imposizione, sopraffazione, diffamazione, tutte armi di questi illuminati. Il problema a questo punto sono i bambini, perché non hanno quei filtri psicologici che noi adulti (non proprio tutti) abbiamo. L’obbiettivo più rilevante dei messaggi deformanti di coloro che stanno nascosti, sono ovviamente gli adolescenti, i ragazzi… e ciò non è casuale. A convalida è proprio l’aumento delle pseudopatologie mentali infantili, identificate, o meglio inventate, da “competenti” psichiatri, con l’ esito che in Europa, negli ultimi 5 anni, le prescrizioni di psicofarmaci a minori (droghe psicotrope, eccitanti, ansiolitici, ecc.) sono aumentate del 280%. Un infelice primato che deve far riflettere e far comprendere a tutti la gravità del fenomeno, perché ‘drogare’ un bambino nella fase più delicata e influenzabile del proprio sviluppo, significa produrre un adulto debole, dipendente magari da farmaci e quindi più facilmente governabile. La psichiatria moderna è arrivata al punto da definire ‘malattia’ perfino la difficoltà dell’apprendimento della matematica! A mio avviso la comprensione, la presa di coscienza, l’informazione (parola composta: in-formazione, che significa dare forma, al proprio io, alla consapevolezza!) e l’analisi di ciò che accade attorno a noi, sono armi indispensabili, che vanno oltre al condizionamento dei mass media, oltre all’azione delle istituzioni, oltre al torpore dei sensi, operato quotidianamente attraverso numerosi mezzi , armi, che ci vogliono arrendevoli e malleabili nell’immobilità della rassegnazione.
INTERVISTA AL SEGRETARIO PROVINCIALE DI FORZA NUOVA LUCA CASTELLINI
Qualche tempo fa, guardando il noto programma tv “Le Iene”, attratti dalla folcloristica intervista doppia che in ogni puntata vede protagonisti personaggi e volti più o meno noti di spettacolo e politica italiana, ci è venuta voglia di fare lo stesso. Abbiamo pensato di contattare Luca Castellini, segretario provinciale di Forza Nuova e Franco Morselli, militante di Lega Nord Gargnano. Hanno subito accettato di farsi intervistare, rispondendo a dieci domande assolutamente identiche per entrambi. Purtroppo nel momento in cui “Il Nuovo Municipio” n°6 sta per andare in stampa, solo Luca Castellini ci ha inviato le sue risposte... confidiamo che per il prossimo numero anche il signor Morselli non sarà da meno, permettendoci così di concludere il nostro piccolo progetto da Iene. La redazione Nuovo Municipio: “Le ultime elezioni politiche hanno unito nella “Casa delle Libertà”. Lega Nord e Forza Nuova: cosa ne pensate dell’anomalo connubio?” Luca Castellini:
“DURANTE L'ULTIMA TORNATA ELETTORALE PER FORZA NUOVA E' STATA NECESSARIA UNA SOPRAVVIVENZA SULLA SCENA POLITICA NAZIONALE CHE CI HA PORTATO ALL'ACCORDO DI DESISTENZA CON LA CASA DELLE LIBERTA'. E' STATO UN BOCCONE AMARO MOLTO DIFFICILE DA DIGERIRE PERCHE' POLITICAMENTE RIVENDICHIAMO ALLORA COME OGGI L'EQUIDISTANZA DAI DUE POLI. TUTTAVIA RIGUARDO ALLA LEGA NORD TROVO, DIVERSAMENTE CHE NEI CONFRONTI DI ALLEANZA NAZIONALE PER ESEMPIO, UNA VICINANZA DI VALORI FONDAMENTALI DI POSSIBILE CONDIVISIONE. IN PARTICOLARE RIGUARDO L'ATTACCO CONTRO L'INVASIONE EXTRAEUROPEA E LA DIFESA DELLA NOSTRA IDENTITA' RELIGIOSA E CULTURALE, PASSANDO DALLA DIFESA DELL'ECONOMIA NAZIONALE, DALL'INVASIONE DI PRODOTTI ASIATICI ALLA DIFESA DELLA FAMIGLIA TRADIZIONALE. CREDIAMO ALTRESI' CHE LA LEGA COMUNQUE SIA NATA PRIMA PER DIFENDERE INTERESSI ESCLUSIVAMENTE ECONOMICI, MA CHE POI, QUANDO SI E' TRATTATO DI ENTRARE NEL MERITO DI QUESTIONI SOCIALI CHIAVE, ABBIA PARLATO BENE A CARATTERE LOCALE MA RAZZOLATO MOLTO MALE A ROMA. CITO A TAL PROPOSITO LA LEGGE BOSSI-FINI CHE HA REGOLARIZZATO (A SCANSO DEI PROCLAMI MILITANTI LEGHISTI) BEN 700.000 IMMIGRATI LO SCORSO ANNO,
CONTRO I 400.000 DELLA PRECEDENTE NAPOLITANO FATTA DELLA SINISTRA!”
TURCO-
N.M.: “Cosa rappresenta per voi la patria nel 3° millennio? Ovvero, cosa vi fa “sentire italiani”?” L.C: “IL CONCETTO DI PATRIA APPARTIENE DI CERTO AL NOSTRO DNA. MA NON E' IL CONCETTO DI PATRIA CHE LA SINISTRA IN GENERE RAFFIGURA E QUINDI RIFIUTA E CHE ANCHE LA LEGA TENDE A RIDURRE A MERO NAZIONALISMO E DIVISIONE GEOGRAFICO-POLITICA E LINGUISTICA. PATRIA SIGNIFICA TERRA DEI PADRI, NON IDENTIFICABILE QUINDI NECESSARIAMENTE CON I CONFINI SEGNATI NELLA CARTA GEOGRAFICA. DIFENDERE LA PATRIA NON VUOL DIRE DIFENDERE INTERESSI NAZIONALISTICI E AUTARCHICI MA SIGNIFICA DIFENDERE L'IDEA DI APPARTENENZA AD UNA COMUNITA' FORMATA SULLA STORIA E CHE CONDIVIDE LA STESSA IDEA GERARCHICA DI PATRIA, NON INVOCATA RETORICAMENTE E IPOCRITAMENTE. IL CONCETTO DI PATRIA E' L'IDEA DI UN'ELITE CHE SI CONCRETIZZA NELLO STATO. PRIMA L'IDEA E LO STATO, POI LA NAZIONE (L'ITALIA) E IL POPOLO CHE QUINDI NELL'IDEA TROVANO UN SIGNIFICATO SUPERIORE RISPETTO ALLA MERA ESISTENZA. NELL'IDEA QUINDI VA RICONOSCIUTA LA VERA NOSTRA PATRIA, NON NELL'ESSERE DI UNA STESSA TERRA O DI UNA STESSA LINGUA. ESSERE FEDELI A DEI PRINCIPI O AD UNA VISIONE DELLA VITA BASATA SULLA TRADIZIONE E' OGGI QUELLO CHE PER NOI CONTA. CI SENTIAMO APPARTENENTI AD UNA PATRIA IN QUANTO IDEA E VISIONE DEL MONDO E NEL CASO SPECIFICO E STORICO CI SENTIAMO ITALIANI INTESI COME NATI E VISSUTI NELLA TRADIZIONE ITALIANA. RIFIUTIAMO PERO' IL CONCETTO DI PATRIA D'ISPIRAZIONE MASSONICA E ANTITRADIZIONALE E TENDENZIOSA (LA PATRIA DEI CARABINIERI!). QUELLA PATRIA LA LASCIAMO VOLENTIERI A QUEGLI ITALIANI CHE CON LA LIBERAZIONE E IL PARTEGIANESIMO HANNO VOLUTO CELEBRARE IL SECONDO RISORGIMENTO.” N.M.: “Cosa rappresenta , per voi, Giuseppe Garibaldi?” L.C.:
“NON E' EFFETTIVAMENTE UN PERSONAGGIO APPARTENENTE ALLA "NOSTRA" MITOLOGIA. SICURAMENTE UN COMBATTENTE CORAGGIOSO, NON PARTICOLARMENTE IDEALISTA ANZI PIUTTOSTO DI CARATTERE MERCENARIO. DICIAMO CHE SI E' TROVATO AL MOMENTO GIUSTO NEL POSTO GIUSTO E HA CONTRIBUITO MILITARMENTE E DECISIVAMENTE ALL'UNIONE POLITICA DELL'ITALIA, COMUNQUE DECISA A PRIORI DA LOGICHE POLITICHE. SICURAMENTE DETERMINANTE PER LA NASCITA DEFINITIVA DELLA NAZIONE POLITICA ITALIANA, MA ASSOLUTAMENTE INSIGNIFICANTE RIGUARDO IL CONCETTO DI IDEALE PATRIA CHE HO CERCATO DI CHIARIRE SOPRA.”
PERSONALMENTE CREDO CHE MAI COME ADESSO STIAMO ASSISTENDO AL TENTATIVO FORSENNATO DI DECOMPORRE A TUTTI I COSTI QUELL'ULTIMO NUCLEO ESISTENZIALE CHE HA SEMPRE GENERATO E DISTINTO GLI UOMINI, I LORO SENTIMENTI E LE LORO IMMAGINI DEL MONDO. LA DIFFERENZA RAZZIALE DEGLI UOMINI CHE ABITANO IL PIANETA CREDIAMO NON SIA BASATA SU DIFFERENZE CLIMATICHE COME TALUNI PENSANO O CHE SI RIFLETTA SU UNA DIFFERENZA SOLAMENTE ESTETICA O DEL COLORE DELLA PELLE, MA CHE SI BASI PROPRIO SU UNA PARTICOLARE CULTURA, ANIMA E SPIRITO, PRIMA DI QUALUNQUE ASPETTO ESTERIORE. QUESTA DIVERSITA' E' UN BENE E NON E' ASSOLUTAMENTE VERO CHE "FINALMENTE" QUESTA VADA APPIATTITA E CHE SI DEBBA FARE DI ESSA UN MISCUGLIO GRIGIO ED INFORME. RAZZISMO, COME NOI POTREMO INTENDERLO, NON SIGNIFICA QUINDI DISPREZZO DELLE ALTRE ETNIE MA SE MAI FEDELTA' ALLA PROPRIA E RICONOSCIMENTO DELLA SPECIFICA FORMA CHE LA SEGNA CON IL RISPETTO DI TUTTI I NESSI SUPERIORI ED INFERIORI CHE LA ORDINANO. LE DIFFERENZE GEOGRAFICHE SONO CAUSE INEVITABILI E COMUNQUE COMPARTECIPI DI QUELLE RAZZIALI. LE DIFFERENZE ECONOMICHE HANNO PERCORSO E PERCORRONO UNA STRADA, SIA IN BASE A DECISIONI ECONOMICHE UNILATERALI E INGIUSTE MA CREDIAMO ANCHE IN CONSIDERAZIONE DI UNA DIVERSA CONDIZIONE ETNICA, COME LA STORIA CI HA PIU' VOLTE RAPPRESENTATO.”
N.M.: “Cosa economica?”
pensate
della
globalizzazione
L.C.: “NOI CREDIAMO DI ESSERE I VERI NO-GLOBAL; DI
ANDARE REALMENTE CONTRO OGNI GLOBALIZZAZIONE, QUINDI CONTRO OGNI LIVELLAMENTO, MESCOLANZA, CAOS. LA SOCIETA' MULTIRAZZIALE E' SECONDO NOI IL PRESUPPOSTO FONDAMENTALE DELLA CREAZIONE DEL MERCATO GLOBALE. LA LOGICA MONDIALISTA DEL MERCATO GLOBALE E DELLA SOCIETA' MASSA GOVERNATA DA UN'OLIGARCHIA FINANZIARIA (REALIZZATA E REALIZZABILE PUR PARTENDO DA DIVERSI PRESUPPOSTI ECONOMICI SIA DAL CAPITALISMO CHE DAL COMUNISMO), HA L'INQUIETANTE ASPIRAZIONE (O LA CONVINZIONE O LA RASSEGNAZIONE) CHE GLI ESSERI UMANI DEBBANO ANDARE VERSO IL METICCIATO ETNICO E CULTURALE CHE COSTITUIREBBE L'UNICA CASA BIOLOGICA E IDEOLOGICA ATTRAVERSATA DALLA "PACE GENERALE" CHE UN'UNICA AMMINISTRAZIONE MONDIALE GARANTIREBBE. PER QUESTO IL MONDIALISMO SIA DA PARTE DEL CAPITALISMO CHE DEL COMUNISMO, CONTINUA A PROPAGANDARE LA NECESSITA' ECONOMICA E L'INELUTTABILITA' STORICA DELLA SOCIETA' MULTIRAZZIALE DOVE L'UGUAGLIANZA E' IL BENE E LA DIVERSITA' E' IL MALE. IL RISULTATO FINALE E' APPUNTO L'UNIFORMAZIONE, LA MASSIFICAZIONE, LA GLOBALIZZAZIONE. CHI DA COMUNISTA CREDE DI CONTRASTARE LA GLOBALIZZAZIONE MA IN REALTA' NE VUOLE UNA PIU' "EQUAMENTE DISTRIBUITA" NON AVVERSA DIRETTAMENTE LA STESSA; ESSO PARTE DALLO STESSO PRESUPPOSTO ECONOMICO DEL CAPITALISTA CHE RESTA PER ENTRAMBI AL CENTRO DELLA VISIONE DELL'UOMO, PER IL QUALE OGNI VALORE ED INTERESSE ECONOMICISTICO E PRODUTTIVO SIA QUALCOSA DI NORMALE, ANZI DI VOLUTO ED ESALTATO. CREDIAMO CHE IL PASSAGGIO SOCIALE ED ECONOMICO CINESE IN QUESTO SECOLO ABBIA INEQUIVOCABILMENTE E FATALMENTE SANCITO LA SOVRAPPOSIZIONE DI CAPITALISMO E COMUNISMO COME DIVERSE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA; NATA DALLA RIVOLUZIONE CULTURALE
N.M: “Valutate la “diversità” tra umani con quali criteri: razziali, geografici o culturali?” L.C.: “CREDIAMO CHE LE DIVERSITA' SIANO UN BENE E
CHE QUINDI VADANO PRESERVATE. QUESTE DIVERSITA' SONO INEVITABILMENTE RAZZIALI, OVVIAMENTE GEOGRAFICHE, PURTROPPO ANCHE ECONOMICHE. LA NOSTRA POSIZIONE RIGUARDO LA "DIVERSITA'" E' BEN PRECISA E VIENE PUNTUALMENTE STRAVOLTA, DAL DOPOGUERRA AD OGGI, DA CHI PRETENDE DI TAGLIARCI FUORI DALLA LOTTA POLITICA PRESENTE E FUTURA.
COMUNISTA, ORA E SOPRATTUTTO SENZA ALCUNA CONTRORIVOLUZIONE, LA CINA SGUAZZA OTTIMAMENTE DENTRO LA PIU' ESTREMA LOGICA CAPITALISTICA! NOI CREDIAMO INVECE CHE TUTTO CIO' CHE SIA ECONOMIA COME MERO SODDISFACIMENTO DI BISOGNI FISICI HA E HA SEMPRE AVUTO UNA FUNZIONE SUBORDINATA IN UN'UMANITA' NORMALE. ECCO PERCHE' SIAMO CONTRO IL CAPITALE E ANTICOMUNISTI, ECCO PERCHE' SIAMO CONTRO LA GLOBALIZZAZIONE.”
L.C.: “NESSUNA SOLUZIONE. NON E' UN PROBLEMA "DA
RISOLVERE". UNA CONDIZIONE INTIMA DOVREBBE, QUALUNQUE ESSA SIA, ESSERE VISSUTA ALL'INTERNO DELLA COPPIA. ALTRE RICHIESTE E PRETESE SECONDO NOI INACCETTABILI NON DEVONO NEANCHE ESSERE PRESE IN CONSIDERAZIONE.”
N.M: “Quale è, secondo voi, il ruolo della donna nella società moderna?” L.C.:
“SECONDO NOI IL RUOLO DELLA DONNA NELLA SOCIETA' MODERNA COME IN QUELLA FUTURA DEVE CORRISPONDERE A QUELLO TRADIZIONALE. NOI CREDIAMO CHE LA FAMIGLIA, STRUTTURA ALLA BASE DI OGNI SOCIETA' E DI OGNI CRESCITA, SIA FONDATA SULLA DONNA E SUL RUOLO CHE LA RENDE INSOSTITUIBILE. LE "CONQUISTE" CHE LA DONNA E' CONVINTA DI AVER RAGGIUNTO DAL DOPOGUERRA AD OGGI CI SEMBRA ABBIANO PORTATO INVECE A SNATURARNE LA SUA FUNZIONE E A RENDERLA PIU' CHE MAI UN OGGETTO. LA FAMIGLIA RESTA ELEMENTO PRIMO E CARDINE DELLA SOCIETÀ E VA INCORAGGIATA E PRIVILEGIATA. NOI RICONOSCIAMO NELLA STRUTTURA TRADIZIONALE DELLA FAMIGLIA UN ELEMENTO ESSENZIALE PER LA RICOSTRUZIONE NAZIONALE E QUINDI INCENTIVIAMO IL LAVORO DELLA DONNA ENTRO LE MURA DOMESTICHE. E' MOLTO GRAVE IL FATTO CHE MATERIALMENTE SIA DIFFICILE (CON UN SOLO NORMALE STIPENDIO NON SI MANTIENE UNA FAMILIA) ED E' QUI CHE LO STATO DOVREBBE INTERVENIRE CON FORZA PER PERMETTERE ALLA DONNA DI CURARE IL PIU' POSSIBILE LA VITA FAMILIARE E MANTENERE ALL'INTERNO DI ESSA IL POSTO CHE LE SPETTA.”
N.M.: “Secondo voi alcool e tabacco sono definibili “droghe”?” L.C.: “NOI SIAMO DI CERTO CONTRO OGNI DROGA. NON
DIFFERENZIAMO TRA DROGHE LEGGERE E PESANTI PERCHE’ NON E’ QUANTO MALE FANNO MA E’ IL LORO SCOPO CHE CI SPAVENTA. LE DROGHE SONO SEMPRE ESISTITE E OGNI POPOLO IN OGNI MOMENTO STORICO SEMBRA CHE ABBIA AVUTO BISOGNO DI EVADERE DALLA REALTA’ CON QUALCHE SURROGATO DI ESSA. L’ESPLICAZIONE DI QUESTO LIMITE DELL’UOMO E’ LA DROGA, USATA IN QUESTO ULTIMO SECOLO COME VERA E PROPRIA ARMA DEL SISTEMA, PER ASSUEFARE NON SOLO I FISICI MA SOPRATTUTTO LE MENTI E PER INDIRIZZARE L’UOMO DALLA PARTE OPPOSTA, FACENDOGLI DIMENTICARE QUELLO CHE CREDIAMO SIA IL SUO RUOLO NELLA VITA, COME ALL’INTERNO DI UNA COMUNITA’ NAZIONALE O NELLA PROPRIA FAMIGLIA. DROGHE SONO ANCHE IL TABACCO E L’ALCOOL ANCHE SE DIFFERENTEMENTE DA QUELLE INTESE “STANDARD” APPARTENGONO ALLA SOCIALITA’ EUROPEA E QUINDI APPARENTEMENTE MENO GRAVI. NEL ’33 IN GERMANIA L’ALCOOL ERA VISTO COME ARMA DEL SIONISMO INTERNAZIONALE PER CORROMPERE E RENDERE IMPOTENTE IL POPOLO TEDESCO. CREDIAMO CHE ESISTA OGGI UNA DROGA CHE BATTE DI GRAN LUNGA TUTTE LE TRADIZIONALI; LA DROGA PIU’ POTENTE, CREDUTA INNOCUA E INDISPENSABILE, CHE COLPISCE TUTTI E A TUTTE LE ETA’ E DALLA QUALE NESSUNO RIESCE A STACCARSI: LA TELEVISIONE.”
N.M.: “Da dove nasce la vostra avversione verso le comunità omosessuali?” L.C.: “NESSUNA PARTICOLARE AVVERSIONE. CREDIAMO
CHE L'OMOSESSUALITA' SIA UN ASPETTO DELL'UOMO CHE SIA SEMPRE ESISTITO E SEMPRE ESISTERA'. OGNUNO PUO' FARE QUELLO CHE VUOLE NEL SUO LETTO E NESSUNO, TANTOMENO NOI, VOGLIAMO DISTURBARE CHI VIVE NELLA PROPRIA SERENITA' UN DIVERSO ORIENTAMENTO SESSUALE. CI OPPONIAMO ALLE PRETESE DI CHI, OSTENTANDO PUERILMENTE E IN MODO SQUALLIDO QUESTA PROPRIA INTIMA E DIVERSA CONDIZIONE, VUOLE ESSERE EGUAGLIATO (COME CHE SENTISSE DI AVESSE UN COMPLESSO D'INFERIORITA') NON SOLO FISCALMENTE E GIURIDICAMENTE MA ADDIRITTURA NELL'IMMAGINARIO SOCIALE COLLETTIVO ALLA FAMIGLIA TRADIZIONALE COMPOSTA DA UOMO E DONNA.”
N.M.: “Per un’efficace lotta alle malattie veneree, ritenete più efficace il preservativo o l’astinenza sessuale?” L.C.:
“UNA DOMANDA NON DI CERTO ALL’ALTEZZA DELLE ALTRE. COMUNQUE ESCLUDO A PRIORI L’ASTINENZA SESSUALE E DIREI CHE A PARTE LE PRECAUZIONI VARIE DA USARE NEL CASO, CONVERREBBE CHE LE PERSONE INVECE DI PRATICARE L’AMORE “LIBERO” O VIVERE NELL’EDONISMO E DI RAPPORTI OCCASIONALI PER SODDISFARE UNICAMENTE I PROPRI EGOISMI, DOVREBBE PRESERVARE SI’, MA MAGGIORMENTE LA PROPRIA DIGNITA’ E NON SOLO LA PROPRIA SALUTE.”
N.M.: “Come risolvereste omosessualità?”
il
“problema”
Ringraziamo Castellini per la disponibilità concessa, speriamo di poter approfondire, con lui, in futuro, ulteriori temi magari cercando di capire gli scopi che Forza Nuova Brescia si propone di raggiungere sul territorio. Concedeteci però un breve nostro commento alle risposte date. Innanzi tutto, notiamo un enorme contraddizione da ciò che il segretario provinciale scrive, e ciò che la base del partito porta nelle piazze: chi come noi milita in movimenti e partiti antifascisti, conosce bene le modalità con cui Forza Nuova si “muove socialmente”. La domanda “Da dove nasce la vostra avversità verso gli omosessuali?” non lasciava appositamente dubbi sul fatto che un’avversità (che secondo noi rasenta l’omofobia) c’è, ed è sufficiente gettare uno sguardo ai vari siti e blog forzisti per capirlo. Poi Castellini parla di una condivisione di valori con Lega Nord, contro l’invasione extraeuropea. Questo dimostra la pochezza di pensiero che le politiche di
destra, in genere, dimostrano, per il semplice fatto che dopo anni di emarginazione verso i cittadini Rumeni (sono tristi e aberranti gli slogan borgheziani), ora da un giorno all’altro la Romania si trova in Europa, e viene da chiedersi se un semplice atto burocratico ha ridimensionato un popolo intero agli occhi di chi prima li chiamava dispregiativamente extracomunitari; oppure se i valori condivisi a difesa dell’invasione extraeuropea, valgano ora anche contro chi europeo lo è, tanto quanto gli altri. Quindi, chi decide CHI E COME ci stanno invadendo? Con quali nuovi criteri si stabilisce chi è “puro”? Più di 60 anni fa qualcuno si arrogò il diritto di farlo, era austriaco e non sopportava le razze inferiori, e pure lui condivideva valori con un partito italiano. Come ultima cosa dobbiamo dire che siamo rimasti delusi dall’ultima risposta, “sottovalutata” dal segretario di un partito che porta come slogan “Dio, Patria, famiglia”. Pochi mesi fa, Papa Ratzinger comunicava pubblicamente ai fedeli che l’unico rimedio all’AIDS è l’astinenza sessuale, ribadendo la condanna all’uso del preservativo. Dobbiamo allora capire che Castellini escludendo a priori l’astinenza, si vada a schierare con tutti gli altri partiti di impronta cattolica che seguono gli insegnamenti di Dio quando questi sono altamente popolari e creano consenso, mentre quando gli stessi si fanno improponibili (ridicoli in certi casi), subito a glissare e sminuire, da bravi democristiani. Riteniamo ogni risposta data opinabile e forzatamente buonista, non coerente con la vera militanza di Forza Nuova che, ripeto, si è dimostrata “ sul campo” violenta, razzista e caro Luca permetticelo FASCISTA! HASTA LA VICTORIA SIEMPRE! La redazione
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Eccoci!!!
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Di Mauro Bommartini Nella redazione de “Il Nuovo Municipio” ci sono: Le differenze e diversità culturali, somatiche, sociali e di costume che caratterizzano popoli ed etnie, non sono altro che il risultato di un lungo lavoroMauro Bommartini, Fabrizio “pedagogico” che la storia, nel corso dei millenni, ha esercitatoSilvestri, Carlotta Bazoli, Marco su di essi. Il loro “incontro” nella nostra società globalizzataTonoli, che essereDati, Antonio invece Simon considerato una Baccoli, Ciprian Caldare, paura, ricchezza per il futuro dell’intera umanità, genera Sara Frida & Jana sospetto, rabbia, razzismo.Chiarello, Tutti sentimenti destinati a sparire Schennach, nella consapevolezza di Tatiana Florioli, con il passare delle generazioni, insieme Chiara Cucchi, Chiara Poinelli, avere un futuro nelle diversità con il maturare degli odierni Fabio Gandossi, Michele Macaluso rapporti internazionali. É successo con l’industrializzazione, con le migrazioni interne ed esterne (che hanno visto il popolo italiano coinvolto in primaLe vignette a pagina........... nord e persona e a più riprese), tra sono sud del mondo e tra estdi: ovest dell’Europa. Il fenomeno e “badanti” ne è un esempio lapidario, trattate con sospetto e mille pregiudizi, sono venute Simon Dati ad occupare un ruolo pian piano irrinunciabile del nostro tessuto sociale, integrandosi e rilanciando intere comunità destinateè curata da: altrimenti allo La parte grafica spopolamento e all’abbandono. Questo per sottolineare come la paura del “diverso” possa generare mostri se i sentimenti di
É SCOMPARSA DA QUASI 2 MESI, ORMAI. CHIUNQUE NE AVESSE NOTIZIE É PREGATO DI CONTATTARE LA REDAZIONE. Eccoci!!
Nella redazione de “Il Nuovo Municipio” ci sono: Mauro Bommartini, Fabrizio Silvestri, Carlotta Bazoli, Marco Tonoli, Simon Dati, Antonio Baccoli, Ciprian Caldare, Frida & Jana Schennach, Sara Chiarello, Tatiana Florioli, Chiara Cucchi, Chiara Poinelli, Fabio Gandossi, Michele Macaluso. Le vignette di pag. 1, 11, 20 sono di Simon Dati e quella a pag. 27 è di Carlotta Bazoli. La parte grafica è curata da Carlotta Bazoli Hanno collaborato: Leila Bonacossa, Giovanni Caputo
Il Comitato per la tutela ambientale di Villa e di Cunettone nasce a dicembre dello scorso anno a seguito della ventilata ipotesi del trasferimento dello stabilimento della società Tavina spa dall’attuale sito zona lago all’area di Pratomaggiore, area verde che si trova fra la parrocchia di Villa e il centro abitato di Cunettone, nel Comune di Salò. In particolare il 13 luglio 2006 il sig. Fontana Armando in qualità di legale rappresentante della società Tavina chiede un parere preliminare al Comune per localizzare presso l’area di proprietà un complesso edilizio da destinare a strutture residenziali e trasferire l’attività altrove per avviare un nuovo e più funzionale impianto produttivo nel Comune di Salò. Il sindaco di Salò risponde il 31 luglio 2006
W
NO TAV-INA
Di Giovanni Caputo
discutere dell’ipotesi trasferimento Tavina durante una riunione dei capigruppo in Comune, mai convocata. Non soddisfatti e soprattutto preoccupati degli sviluppi un gruppo di residenti si incontra e decide di costituire il comitato che si prefigge di tutelare il territorio e in particolar modo di bloccare il progetto di trasferimento della fabbrica della società salodiana nell’area verde di Pratomaggiore. L’oggetto del Comitato viene espresso nel testo di una petizione che raccoglie in breve tempo la sottoscrizione di più di 1.000 residenti del Comune di Salò e che chiede anche l’apertura di un dialogo e di una discussione fra l’amministrazione e la cittadinanza. L’area di Pratomaggiore ha un forte valore dal punto di vista storico, ambientale, paesistico e funzionale.
evidenziando che un eventuale delocalizzazione della struttura produttiva Tavina e il trasferimento in un'altra zona del territorio comunale “più consona” al tipo di attività rispetto all’attuale non può che essere considerata con favore. Nel paese si incomincia a discutere e alcuni cittadini, soprattutto delle frazioni di Villa e di Cunettone esprimono contrarietà alla richiesta dell’azienda durante un incontro con il Sindaco avvenuto in ottobre in Comune. Nel frattempo la lista di minoranza al Comune chiede delucidazioni sull’operazione e chiede di sapere quali siano le ragioni di carattere economico, ambientale tali da giustificare l’operazione. Il sindaco sottolineando la necessità di raccogliere ulteriori informazioni dal proponente dichiara di voler
Infatti, dal punto di vista storico, nell’area sono stati ritrovati resti romani e nello scorso secolo sono stati ritrovati tracce di muri e di fondamenta antiche. Dal punto di vista ambientale l’area è molto importante come fascia di rispetto per il centro storico di Villa, non solo come salvaguardia della sua identità di borgo di origine rurale, ma per le sue concrete valenze e potenzialità ambientali e paesaggistiche d’insieme. Basta vederlo: uno degli ultimi baluardi nel territorio distrutto lungo l’asse viario tra Cunettone e Desenzano Infine analisi condotte negli anni da geologi e urbanisti hanno rilevato l’ineguatezza del suolo ad una sua espansione urbanistica per i gravi problemi idrogeologici del comparto. Si ricorda il nubifragio degli anni ’89 e ‘93. Quando si è diffusa la notizia del trasferimento il Comitato per la tutela ambientale di Villa e di Cunettone e i cittadini si sono resi conto che l’operazione immobiliare più grande di questi ultimi anni coinvolgeva una società che era controllata indirettamente da un gruppo finanziario di Torre del Greco (Napoli) Bottiglieri De Carlini Rizzo, tramite la Sangemini Holding, e che, sembra, abbia ceduto la proprietà solo a fine dicembre 2006 ad una società finanziaria bresciana, ad una parte degli eredi del fondatore della Tavina e ai signori Fontana di Salò. La società Tavina ha inoltre sottoscritto con i propri dipendenti (circa 70) un contratto della durata di anni 4, garantendo i posti di lavoro a tutta l’attuale forza lavoro. È emerso che con il trasferimento dell’azienda a Pratomaggiore verrebbero acquistati nuovi impianti più efficienti e capaci di aumentare la capacità produttiva e di imbottigliare non solo acqua ma bibite in genere. Il ragionamento di partenza del Comitato è che dietro alla richiesta di delocalizzazione dell’attività industriale dall’attuale sito “vista lago” a Pratomaggiore ci sia in realtà un operazione di risistemazione dell’azionariato della Tavina dove la merce di scambio è
una appetibile area industriale da convertire in residenziale: tale richiesta è assecondata da una giunta che, a tutti i costi, vuole allontanare dalle rive realtà non residenziali. Noi chiediamo al Comune di verificare se sussistono reali motivazioni economiche, produttive per una scelta più che lecita da parte dell’imprenditore, che risponde però a logiche diverse rispetto a quelle che dovrebbe guidare l’amministratore pubblico. Questi deve valutare se sta ponendo la necessaria attenzione al tema del consumo di suolo e all’uso che ne vuolo fare. Attualmente le aree edificate e infrastrutturate nel nostro Comune sono assai elevate e già ci sono nuove aree definite nei prossimi anni in tal senso. A questo proposito, e non solo a Salò, gli amministratori pubblici devono smettere di considerare il suolo soltanto come fonte di reperimento di risorse finanziarie per i comuni, ma valutarlo in quadro di sviluppo strategico e non contingente: la scelta di trasferire la Tavina a Cunettone non può essere annullata nel tempo. L’area industriale prevista di 40.000 mq che verrà realizzata, in termini di valore, sta già ora abbassando il valore dell’area Villa Cunettone e quando sarà costruito ancora di più. Soprattutto perché le opere di urbanizzazione per le due frazioni sono poche o mal realizzate e i servizi ai residenti sono quasi inesistenti: sistema viario, parcheggi per l’asilo, marciapiedi, illuminazione e soprattutto sistemi per il deflusso dell’acqua piovana decenti. Il Comitato vuole invece che si crei valore sia per chi risiede a Cunettone sia per chi risiede in centro al paese e in tutte le altre frazioni del nostro Comune: sfruttiamo l’area verde per creare valore dando origine a un parco con servizi per la famiglia, servizi per i cittadini. Il secondo aspetto da mettere in evidenza è la partecipazione: maggiore coinvolgimento deve essere dato ai singoli cittadini, alle realtà associative, imprenditoriali e sindacali presenti sul territorio e a
tutti coloro che sono portatori di interessi diffusi. Figure chiamate a fornire il loro contributo in termini di sensibilità e rappresentazione di particolari e diversificate esigenze al fine di costruire un quadro che restituisca la complessità del territorio e crei le premesse per la soluzione dei problemi. L’interlocutore del Comitato è il Comune come centro di potere e decisionale. È lui che, fino ad ora, si è arrogato il diritto di progettare, di discutere e infine di decidere senza coinvolgere i cittadini. Invece si provi a mettere sulla bilancia le due ipotesi: da una parte la proposta della Tavina che: 1- consuma nuovo suolo; 2- ha degli effetti negativi in termini di valore per tutta Salò; 3- avvia la costruzione di nuove 400 500 nuove abitazioni che ammazzeranno il già asfittico mercato mobiliare locale di prime case per le giovani coppie di residenti e, in ogni caso, costruendo condomini che sicuramente avranno piscine, campi da tennis e altri costosi optional saranno destinate unicamente a diventare seconde case in quanto le spese di gestione saranno insostenibili anche per chi avrà la fortuna di godere dei vantaggi dell’edilizia convenzionata; 4- non risulta che l’intervento risolva alla Tavina problematiche tecnologiche altrimenti irrisolvibili o reali vantaggi competitivi se non quelli di evitare ai camion di fare quattro curve; 5- non ha finalità di risanare un’azienda che,invece, da sempre gode di ottima salute non pagando praticamente la materia prima; 6- non crea neppure nuovo valore sotto forma di nuovi posti di lavoro tramite la riconversione dell’area industriale a area destinata allo sviluppo dell’attività turistico alberghiera tramite la costruzione di nuovi alberghi, di un centro direzionale, di un centro termale. Dall’altra parte c’è l’ipotesi del Comitato che si deve studiare insieme ma che mira a creare valore per la città di Salò creando un parco nell’area di Pratomaggiore eventualmente anche polifunzionale
in modo da mettere in rete questa area verde con le colline circostanti. L’obiettivo del Comitato è quindi di porre al centro dell’attenzione gli obiettivi di tutela del territorio operando eventualmente sul paesaggio mediante interventi attivi di riqualificazione e tutela ma
creando sempre VALORE VALORE VALORE per la comunità nel suo complesso. Sono questi i temi che, in modo pacato e civile cercando anche di raggiungere un punto di incontro, il Comitato si propone di discutere con l’Amministrazione, con le forze
politiche, le associazioni e tutti i cittadini di Salò. Comitato ambientale Cunettone per la di Villa tutela e di
La fontana malata di Aldo Plazzeschi
(Un omaggio alla nostra cara che è mancata...)
Clof, clop, cloch, cloffete, clopete, clocchette, chchch......
É giù, nel cortile, la povera fontana malata; che spasimo! sentirla tossire. Tossisce, tossisce, un poco si tace.... di nuovo. tossisce. Mia povera fontana, il male che hai il cuore mi preme. Si tace, non getta più nulla. Si tace, non s'ode rumore di sorta che forse... che forse sia morta? Orrore Ah! no. Rieccola, ancora tossisce, Clof, clop, cloch, cloffete, cloppete, chchch.... La tisi l' uccide. Dio santo, quel suo eterno tossire mi fa morire, un poco va bene, ma tanto.... Che lagno! Ma Habel! Vittoria! Andate, correte, chiudete la fonte, mi uccide quel suo eterno tossire! Andate, mettete qualcosa per farla finire, magari... magari morire. Madonna! Gesù! Non più! Non più. Mia povera fontana, col male che hai, finisci vedrai, che uccidi me pure. Clof, clop, cloch, cloffete, cloppete, clocchete, chchch...
NONSOLO8MARZO Associazione Culturale
Di Sara Chiarello L'Associazione culturale "Nonsolo8marzo" nasce ufficialmente nel Gennaio 2006 a Roè Volciano e opera principalmente nella zona del Lago di Garda e Valle Sabbia. "Nonsolo8marzo"persegue finalità di carattere culturale, di impegno sociale e formativo al fine di: valorizzare e diffondere la cultura femminile; informare sui mondi delle donne; fungere da osservatorio della realtà femminile promuovendo e favorendone l'autodeterminazione; favorire la progettualità e l'aggregazione valorizzando il sapere e gli interessi delle donne in ambito culturale e sociale; cogliere e rispondere alle esigenze espresse dai suoi associati; promuovere il protagonismo delle donne a livello sociale, culturale e politico. Per il raggiungimento delle finalità l'associazione promuove attività culturali, sociali e formative a livello nazionale ed internazionale; organizza incontri e dibattiti su tematiche di particolare rilevanza per le donne, con la partecipazione di
persone impegnate nel campo culturale e sociale, della ricerca, dei servizi e dell'associazionismo; si pone come soggetto mediatore tra le istituzioni e le problematiche femminili e collabora con enti e persone singole per il raggiungimento delle proprie finalità. La prima serie di tre incontri si intitolava "La forza taciuta delle donne". Il primo "Percorsi teatrali nel carcere di Verziano" ha visto recitare le carcerate del carcere di Verziano con la regia di Sara Poli, la quale ha seguito l'intero progetto che ha portato alla messinscena dello spettacolo al quale abbiamo potuto assistere a Roè Volciano. Nel secondo incontro "Narrazioni sulla resistenza partigiana", che si è svolto a Salò, abbiamo parlato di resistenza al femminile con la partecipazione di Elsa Pelizzari partigiana, Gloria e Bruna Franceschini insegnante e scrittrice. E' stato uno dei momenti più toccanti, anche per l'aiuto di letture da parte di attrici di teatro di parte dei diari delle partigiane. Quando i vari interventi sono finiti, ci sono state una raffica di domande, sentite, interessate, attente. Nel terzo "Testimonianze dal Rwanda e Iraq", Ivana Trevisani, una delle nostre fondatrici, ha presentato "Lo sguardo oltre le mille colline". Alla serata ha partecipato anche una donna rwandese Odette Nyirhmburamwe. Ai racconti su Utu e Tutsi siamo abituati, ma sentirli narrare di persona vi assicuro che fa tutto un'altro effetto. Un ciclo successivo di appuntamenti ha avuto per protagoniste tre autrici italiane che hanno scritto libri su diversi aspetti della cultura e della società islamica. Donatella della Ratta, scrittrice, giornalista anche del Manifesto e studiosa del mondo dell'informazione arabo, a Roè Volciano ha presentato il suo libro"Al Jazeera. Media e società arabe nel nuovo millennio", anche questa una serata molto partecipata da parte di immigrati e non, anche grazie alla simpatia di Donatella, che dopo una serata insieme, sembrava facesse parte del gruppo da sempre. Nel secondo incontro Ivana Trevisani, scrittrice e psicoterapeuta, a Gardone Riviera ha presentato il suo libro "Il velo e lo specchio. la bellezza come resistenza agli integralismi" Nel terzo, sempre a Gardone Riviera, Marcella
Andreoli, scrittrice e giornalista investigativa, ha presentato "Il telefonsita di Al Qaeda. Le confessioni del primo terrorista pentito della jihad in Italia. Altro ciclo di incontri con le autrici: a San Felice, direttamente dal Festival della letteratura di Mantova, Buthaina Al Nasiri, scrittrice irachena, ha presentato il suo libro "Notte finale - racconti tristi e felici" Scrivere dall'esilio. La seconda serata a Gardone Riviera con Ilda Bartoloni che ha presentato "Così lo fanno le ragazze". In collaborazione con il Comune di Gardone Riviera abbiamo realizzato "Omaggio a lei", due lunedì all'insegna di cinema, arte e quotidianità. Il primo lunedì il tema era "Donne e sensualità", con la partecipazione di una ballerina professionista di danza orientale egiziana, che dapprima ha spiegato l'arte di amarsi e dedicarsi al proprio corpo, per poi fare una breve esibizione a dimostrazione del fatto che, come aveva prima spiegato, la sensualità non ha nulla di volgare. Il secondo lunedì era intitolato "Donna oggetto, donna soggetto": ha partecipato il Gruppo di Auto Mutuo Aiuto "Donne che amano troppo", una ballerina ha raccontato la sua esperienza e delle attrici di teatro hanno letto vari spezzoni di libri sul tema. In una recente serata all'ARCI di Salò, Marta Bolognani, antropologa, ha parlato di Pakistan. Marta ha vissuto per anni a Londra nella comunità Pakistana e ora si è trasferita in Pakistan. Lungo il nostro percorso si sono aggiunte come socie attive dell'associazione delle donne marocchine che abitano nella zona . Grazie a loro abbiamo realizzato una Cena del Ramadam con cucina Marocchina all'ARCI di Salò per spiegare cos'è il Ramadam e le usanze connesse, una cena multietnica con cucina russa, argentina, tailandese e iraniana, in collaborazione con l'associazione "Il riccio e le mele", associazione di donne immigrate che cerca di far conoscere cucina e tradizioni straniere. Sono parte attiva nell'organizzazione passata e futura e la loro presenza ha dato un valido contributo alle serate all'insegna dell'integrazione che abbiamo realizzato, anche perchè nessuno meglio di loro poteva rispondere ai quesiti del
pubblico. Per il futuro abbiamo organizzato la serata dell'8 Marzo all'ARCI di Salò alle ore 21. Tratteremo di donne che per diversi motivi sono state importanti ed hanno lasciato il segno, per mezzo delle loro biografie e di letture da parte di attrici di teatro.
Placa de Mayo". Il 13 Aprile ore 21 a Roè Volciano Ramona Parenzan (da definire) L'iscrizione è aperta e prevede la compilazione di una domanda d'ammissione ed il versamento della quota associativa annuale di 10 Euro. Per informazioni potete contattarci tramite e-mail all'indirizzo: nonsolo8marzo@katamail.com
Il 30 Marzo a Roè Volciano (data da confermare) Irene Panighetti (Radio Onda d'Urto) intervista Daniela Padoan che presenta il libro "Le madras de ______________________________________________________________________________________
SCAFFALI TRA GLI SCAFFALI
“Stazioni di regresso” di Giovanni Caputo Di Giovanni Caputo, autore di origine siciliana che vive e lavora a Salò, segnaliamo il romanzo “Stazioni di Regresso” (Seneca Edizioni – ISBN 88 6122 003 7). Nelle stazioni ferroviarie di regresso i binari non hanno prosecuzione, i treni si fermano per ripartire nella stessa direzione dalla quale sono arrivati, dando al viaggiatore l’illusione di tornare indietro. L’autore attribuisce alle stazioni di regresso un significato simbolico di non ritorno, tappe di un viaggio interiore lungo più di trent’anni. Le linee del libro sono impressioni dipinte e i fatti esteriori della storia hanno il compito di produrre l’effetto finale. Il ritmo narrativo del libro varia in un susseguirsi di velocità diverse e correlate al passo delle azioni descritte, così il romanzo coglie il movimento, il flusso della vita, la labilità del piacere, la tristezza, il dolore, fermando gli istanti per restituirne emozioni. Il fulcro del libro ricade sui cambiamenti della mente, del carattere dei protagonisti, nell’animo dei quali risiede la parte più espressiva, più illuminante dell’opera. La capacità dell’autore di considerare, di sentire e presentare l’argomento sperimentato, diventa materiale di esperienza riflessiva per ciascun lettore. ______________________________________________________________
Requiem Villam
Di Leila Bonacossa
Oggi 23 ottobre il Grand Hotel a Villa Feltrinelli apre le sue porte al pubblico per una visita guidata alle sale interne e al parco. Sotto una pioggerellina fine fine m’incammino verso la Villa con Lucia nel suo passeggino incelofanato a dovere: non è niente facile spingerlo con una mano sola perchè l’altra è impegnata a sorreggere l’ombrello. Comunque proseguo e non mi lascio intimorire dal grigiore di questa giornata triste d’autunno: ammetto di essere curiosa, ho proprio voglia di vedere questo luogo tanto famoso per la storia...e per le guide turistiche. All’altezza delle Fontanelle, mentre i miei
jeans sono già fradici fino ai polpacci e Lucia ha iniziato a frignare, incrocio i primi gruppetti di persone che ritornano dalla Villa. Avvolti negli impermeabili e coperti dagli ombrelli, chiacchierano di ciò che hanno visto, ma non colgo nulla di preciso. Fatto sta che a vederli così curvi e seri camminare rapidi verso Gargnano o verso l’auto parcheggiata lì vicino, sotto la pioggia fine fine, nel grigio umido della giornata, mi sembra siano stati a far visita ad un morto, ad un parente magari in fin di vita. Arrivo davanti al cancello con i miei pantaloni zuppi fino al ginocchio e con Lucia che ormai strepita. Mi aggrego ad un gruppetto di signore guidato da un dipendente che ci accompagnerà nella visita. Il ragazzo è alto e magro e i suoi abiti
esposta sui tavolini di mogano, sono come scuri,guarda caso, non fanno che accentuare quella fantasmi. Gli ospiti miliardari in cerca di relax, i sensazione “funeralesca” che mi aveva sorpreso magnati russi e americani viziati e straviziati da un lungo la strada. Chiedo di poter aspettare il gruppo, servizio tanto impeccabile da risultare (per me) impegnato nella visita alla limonaia, nella hall: imbarazzante, lasciano fra queste mura l’alito del devo prendere in braccio la bambina che ormai è al loro passaggio. culmine della disperazione. Il tipo mi guarda con un Nonostante ogni oggetto sia scrupolosamente sorriso fine come la pioggia e mi dice di sì a originale, tutto ha il sapore finto del set malincuore: ho l’impressione che sia il mio hollywoodiano di qualche film in costume allestito passeggino bagnato a dare qualche preoccupazione. a puntino per gli ospiti. Nessun problema, lo parcheggio come un motorino Intanto raggiungiamo la camera da letto che fu del nella discesa di accesso alla Villa, infilo la mia Duce. Nessun brivido, non è che un’altra messa in piccola nel marsupio e mi riaggrego alle signore scena, ma gli occhi corrono a leggere le parole che intanto, non so come, sono giunte prima di me “Ave Maria” affrescate sul soffitto, proprio sopra all’ingresso. l’immenso letto matrimoniale. Mi chiedo cosa Lucia sorride felice per aver conquistato il suo penserà l’ospite che si sdraierà nel lettone di Benito posto lontano dall’odiato passeggino e così e pronuncerà con accento americano o moscovita camminando su lunghe stuoie di feltro per non quelle parole. Si sentirà più protetto all’idea di rovinare tappeti e parquet, partiamo con la visita essere lì? alle sale. Più sereno? Ora, potrei descriverle da un punto di vista Più ricco? architettonico, artistico, addirittura economico, ma Più padrone? in realtà la bellezza indiscussa di ciò che vedo si Comunque tutta questa opulenza mi mette in scioglie nella solita sensazione fastidiosa di essere a difficoltà. Se fosse stata semplicemente la visita ad contatto con qualcosa di privo di vita, o forse di una villa antica forse sarebbe stato diverso. Ma qui vitalità. Proprio come la nostra guida che parla mi trovo immersa nella storia passata che fa da sussurrando in un italiano smancicato (pur essendo scenografia alla storia contemporanea in un italiano!) per il fatto di aver usato durante tutta la contesto così impostato e asettico da risultare finto. stagione l’inglese con un tono di voce mai forte per Finto come la scena da film che gli addetti creano non disturbare gli ospiti. Sarà davvero l’infausto per le coppie in luna di miele: candele, musica clima di oggi, ma mi viene da pensare che solo i romantica e un tavolo con tovaglie in seta e posate morti vengono trattati con una cura e un rispetto in argento preparato sul pontile affacciato sul lago che obbligano addirittura a non superare una (i cigni vengono scritturati come comparse?). determinata soglia di decibel. Finto, perchè la Villa è arroccata in una solitudine, Quando facciamo qualche domanda sulle opere in un’immobilità quasi tombale. conservate riceviamo informazioni vaghe e Finto perchè quelle mura non sono attraversate imprecise; non restano che le solite curiosità sugli dalla vita e dalle sue necessità: la gente sostituisce ospiti. Il nostro gli ospiti solo una volta l’anno, in occasioni come accompagnatore riacquista quel sorrisino a queste, dove un passeggino gocciolante di pioggia salvadanaio di chi assolutamente è può diventare un imprevisto troppo “vitale” come impossibilitato a fare dichiarazioni. Infatti è stata del resto, le suole fangose delle mie scarpe. pronunciata la parola più Quando, infine, mi viene detto che i bambini non pericolosa: gli ospiti. Va’ bè, ma alla signora in sono ospiti graditi in Villa, le mie impressioni si pensione che viene apposta da completano. Capisco. I bambini sono troppo veri e Brescia qualche informazione la potresti dare, in soprattutto troppo vivi per questi luoghi, non fondo non ti ha chiesto nomi e farebbero che disturbarne e alterarne la “pace cognomi, vuole solo sapere quanto costa passare eterna”, mettendo a soqquadro il meritato riposo di una notte in Villa. Alla fine cede,sempre con qualche stressato Bill Gates. quell’aria un po’ dispiaciuta: “dai 1000 euro ai Abbraccio la mia piccola Lucia ed esco così 3100” (per la stanza super extra fanta mega velocemente dal cancello della Villa che mi deluxe...bè è chiaro!). Chissà se la sua reticenza dimentico persino di aprire l’ombrello. dipende da una questione di privacy oppure si sente Mister Burns, che il tuo Grand Hotel continui a lui per primo imbarazzato a sparare quelle cifre. riposare in pace. Amen. Ma tornando agli ospiti, la loro presenza aleggia in ogni sala, in ogni lampadario,in ogni fotografia _______________________________________________________________________________________
Bogliaco da scoprire
Di Simon Dati Oggi è proprio una bella giornata... domenica... Anche se è inverno non fa poi così freddo grazie al buco nell’ozono, che per ora si accontenta di modificare il clima, con gravi danni per l’agricoltura, prima di farci sprofondare negli abissi e chissà quale altra catastrofe. Decido di godermi pigramente una passeggiatina per ammirare le bellezze naturali e non del paese in cui ho scelto di percorrere la maggior parte del cammino della mia esistenza. Chiudo la porta di casa, mi accendo una sigaretta ammazzapolmoni e mi dirigo, con passo rilassato e contento, verso il Porto Nuovo. Avevo proprio voglia di fumare, visto che la sigaretta è già finita e, prima di riuscire a non buttarla per terra, devo raggiungere i cassonetti poco prima della Guardia Costiera... Una volta c’era un cestino vicino al Sing... che fine avrà fatto? Mmmah! Dopo aver adempiuto ai miei doveri di paesana educata, nonostante a volte mi venga voglia di fregarmene come fanno molti dicendosi: “Tanto puliscono... con quello che paghiamo!”, dopo aver incassonato il fatidico moccino, decido di godere della tranquillità rilassante che infonde la spiaggia invernale. Mi piace sentire lo sciabordio delle onde e cercare sassi dalle forme e i colori particolari, peccato che qualche pigro deficiente preferisca gettare i propri rifiuti plasticosi nel lago che gentilmente provvede a restituirceli sulla riva. Immersa nei miei pensieri su come possano certe persone considerare più bello il mondo insudiciato dai propri scarti (lasciando anche in eredità ai figli comportamenti, senza alcun dubbio, deplorevoli), giungo alla fine della nuova spiaggia del porto +39 (nuova, visto che un pezzo è stato dato in concessione all’Hotel Bogliaco e mi risulta pure delimitato da catene...) e con sgomento vedo una grande pozzanghera di acqua nera e schiumosa in corrispondenza di un vecchio tubo di scarico in cemento. Per essere la spiaggia di un paese turistico, dove gli affitti ed i prezzi al metro quadro delle case sono lievitati esageratamente in nome della particolare attenzione alla salvaguardia del territorio gargnanese (almeno fino a pochi anni fa...), non può permettersi di accogliere paesani e turisti con una putrida poccia sempre rinvigorita da uno scarico, proprio ad uno dei suoi ingressi! Mi sembra la solita vecchia storia del lussuoso cappotto di pelliccia, rigorosamente ecologica, con i bottoni di plasticaccia! “Speriamo che qualcuno del Comune abbia il buon senso di provvedere al più presto...” penso e mi avvio verso la fermata delle corriere, per cercare altri lidi. Che bellezza!!! Ma... cosa??? La fermata, con quelle due graziose aiuolette dove crescono moccini e cartacce... BOGLIACO 2007!!!
Consumo e necessità
Di Michele Macaluso Tutti noi (o quasi) abbiamo un frigorifero in casa perché permette di conservare alimenti che altrimenti deperirebbero in poco tempo. Questi frigoriferi sempre più grandi, di colori sgargianti, di acciaio lucido, splendidi complementi di arredamento sono una certezza di agio e benessere. Elettrodomestico per eccezione, secondo solo al televisore, protagonista delle case più accoglienti è il luogo più visitato da mariti e compagni che rientrati a casa potrebbero passare attraverso la porta di ingresso, ma quella del frigo la aprono anche cento volte al giorno. A volte sembrano turisti che osservano a lungo opere d’arte, invece i loro occhi passano dal barattolo della maionese, al salamino, al formaggio, alle conserve e, presi dallo sconforto, non
sapendo cosa scegliere, prendono tutto, lo infilano in un panino, sfidando qualsiasi logica e legge di fisica, pressano il tutto e si ingozzano facendolo scomparire tra le proprie fauci nel giro di pochi secondi, tutto ciò magari mentre qualcuno sta preparando la cena. Il frigorifero è un oggetto che vuoto mette una tristezza paragonabile a quella che si prova guardando gli effetti delle maree di petrolio sulle coste o quelli della desertificazione che avanza. Per questo motivo l’abbondanza di cibi e bevande è immancabile nella stragrande maggioranza dei frigoriferi di tutto il mondo, ma.... è necessaria??? Quante delle cose che si acquistano e si conservano in frigo sono veramente necessarie??? Supermercati e grandi magazzini sono disegnati, arredati, concepiti per indurre all’acquisto dell’utile, ma soprattutto dell’inutile perché il business è vendere l’inutile, in quanto, in Italia l’utile tutti già lo hanno. Siete mai entrati in un supermercato per prendere lo zucchero e siete poi usciti con un carrello che potrebbe sfamare un paese del terzo mondo?? Esagerando un po’, è quello che la grande distribuzione vuole, esponendo prodotti di ogni tipo, obbligando gli avventori a passare in determinate zone, siamo spinti ad acquistare anche quello che non avevamo intenzione di prendere… tanto lo metto in frigo, è in offerta allora ne prendo tre, sono ragionamenti automatici, indotti dall’esposizione e l’offerta di ogni sorta di oggetti e prodotti.
maldestro acconsente perché è più facile dire sì che spiegare il motivo per cui questo oggetto non è necessario. Dolci e cioccolato sono spessissimo esposti nelle parti inferiori degli scaffali, magari vicino le casse, in modo che i bambini li vedano e chiedano di comprarli. Un messaggio a tutti i genitori: TENETE LONTANO I BAMBINI DAI SUPERMERCATI, DAI CENTRI COMMERCIALI, DAI VIDEOGIOCHI E DALLA TELEVISIONE… PORTATELI NEI PRATI, AL LAGO, FATELI GIOCARE CON GLI ANIMALI, INSEGNATE LORO AD AMMIRARE LA NATURA E QUELLO CHE ESSA PUÓ DONARE. Tornando al discorso del consumo ho sentito dire che qualcuno ha proposto di dare un incentivo statale per l’acquisto di un nuovo frigorifero… non cascateci, non serve, vogliono solamente farci consumare di più. Berlusconi tanto quanto Prodi, per fare dei nomi, ma intendo la maggior parte delle classe politica, considerano il cittadino un animale da cortile, da fare ingrassare a sue spese, spremere, sfruttare, distraendolo con un benessere fittizio, proposto ed ostentato ad ogni angolo. Sono due anni ormai che non possiedo un frigorifero e non ne sento la mancanza, anzi avendo preso l’abitudine di far la spesa quasi tutti i giorni consumo solo alimenti freschi. Non è difficile, nemmeno per chi ha figli, scegliendo negozi che sono aperti fino a tardi e durante l’intervallo di pranzo è possibile portare a casa prodotti freschi da consumare in giornata o quasi, è solo questione di abitudine. Quando fate la spesa attenetevi strettamente a ciò che vi siete appuntati a casa e non cadete nel tranello della proposta irrinunciabile, nove volte su dieci ci si può rinunciare senza perdere nulla e soprattutto non portate con voi i bambini, li aiuterete a crescere più sani senza l’ovetto kinder.
I bambini, che hanno la mente in costante apprendimento e assorbono tutto ciò che vedono, sono le vittime più frequenti del consumismo, bombardati da pubblicità coloratissime ed invitanti, esposti a continui inviti a desiderare un nuovo oggetto, cadono spesso nel tranello dell’acquisto compulsivo a cui il genitore
La morte di un Uomo
Di Frida Schennach Non so cosa mi abbia spinto ad andare a visitare Higuera, forse la curiosità di conoscere il luogo dove morì uno dei personaggi storici del ‘900: Ernesto Che Guevara. Generalmente non ho l'abitudine di rendere omaggio ai morti ma ugualmente il 10 dicembre siamo partiti da Vallegrande per raggiungere Higuera, non ci sono autobus che lo raggiungono, quasi si volesse occultare, per dimenticare il luogo dove venne ucciso un personaggio che in tanti rimpiangono. Prendiamo un taxi e viaggiamo per diverse ore percorrendo una stradina sterrata che si inerpica per le strette valli e i promontori che isolano il paese. A circa metà strada il taxista si ferma in un villaggio per dare un passaggio a un campesiño, che ha circa sessant'anni, porta un sombrero e i vestiti sgualciti. Il campesiño, che durante la presenza del Che in Bolivia era un ragazzo, ricordando il passato racconta che già durante i primi giorni del settembre del ‘67 si erano visti nel villaggio i guerriglieri guidati dal Che. Spiega che arrivarono in una decina e che fecero rifornimento di viveri presso il paese di Higuera, per poi sparire verso le rive del fiume che scorre nascosto nel fondovalle. Non si seppe più nulla di loro fino al 28 settembre, quando al villaggio arrivarono un centinaio di soldati dell'esercito Boliviano che si nascosero sulla cresta della montagna dove aspettarono per
tendere un agguato ai guerriglieri. Dal villaggio poco distante sentirono diversi spari e solo dopo seppero che durante l'imboscata morirono: Coco, Peredo e Miguel Fernandez. Il nostro cicerone chiede al taxista di fermarsi e ci invita a scendere. Verso est tra le fronde degli alberi si vede Higuera mentre nella direzione opposta, nel fondo valle, ci indica il punto dove si trovava l'ultimo accampamento del Che. Camminiamo per pochi metri percorrendo un sentiero e raggiungiamo il luogo dove avvenne l'imboscata, ci sono tre pietre dipinte di rosso, poco distanti una dall'altra, che indicano il punto esatto dove caddero i compagni di Ernesto. Il campesiño che sembra felice di poter descrivere la propria esperienza, vissuta come spettatore dal paese, ci spiega che l'otto ottobre tornarono i soldati, che grazie alla soffiata ricevuta da un coltivatore di patate, individuarono l'accampamento dei guerriglieri nel fondo valle e vi si recarono. In questo caso, ci racconta, non si udirono spari e non si seppe nulla fino al pomeriggio, quando i soldati rientrarono in paese portando con se i cadaveri di due guerriglieri e tre prigionieri, tra cui il Che, che arrivò zoppicando ferito alla gamba da un proiettile. Dopo aver salutato e ringraziato il nostro cicerone che era arrivato a destinazione, riprendiamo il viaggio e poco dopo raggiungiamo Higuera: il villaggio è composto da poche case di fango con i tetti di paglia, qualcuno nella propria abitazione ha improvvisato degli alloggi o dei negozietti. Tra i souvenir che vendono abbiamo notato dei vasetti di vetro che come dice l'etichetta dovrebbero contenere " tierra y sangre del Che ". Rimango inorridita di fronte all'indifferenza di alcuni, capaci di sfruttare la morte per fare i propri interessi. Mentre il taxista va a cercare la responsabile del museo situato nell' ex scuola, noi facciamo due passi nella piazza dove leggiamo le scritte e osserviamo i disegni dipinti sui muri delle case, che sono stati fatti da chi voleva rendere omaggio al Che. Anche il governo Boliviano dopo averlo ucciso ha voluto ricordarlo, erigendo un monumento raffigurante il suo volto. La signora ci apre la porta del museo e ci permette di entrare. Appena varcata la soglia vengo invasa da un forte odore di chiuso e da un freddo penetrante. Guardo la stanza dove venne commesso l' omicidio e nella quale ora sono appesi cartelloni fotografici, con didascalie che narrano la vita e le imprese del comandante. Fu qui che dopo essere stato catturato venne rinchiuso il Comandante, mentre nella stanza a fianco imprigionarono Simon e il Cinese, con i cadaveri di Olo e Rene. Ricevuta la notizia della cattura, il ventitreesimo comando boliviano, dopo una lunga riunione e sotto suggerimento di Washington -che considerò Guevara un pericolo per la Bolivia e gli Stati Uniti- diede ordine di esecuzione immediata del prigioniero. Durante la notte mentre la riunione era in corso, Ernesto veniva interrogato e torturato. Al soldato che deridendolo gli chiese se stesse pensando all' immortalità dell'asino, rispose: " No tenente, penso all' immortalità della rivoluzione, che tanto temono coloro che voi servite". Alle dieci del nove ottobre fu fatto uscire per essere fotografato assieme ai suoi aguzzini. Una volta fatto rientrare, grazie all' insistenza della moglie del telegrafista, gli venne servito il suo ultimo pasto, un piatto di zuppa d' arachidi. Viene ovvio chiedersi a che cosa pensasse durante quelle ore, se fosse consapevole di essere vicino alla morte, o se sperasse nell' appoggio delle forze giovanili che avrebbero manifestato in suo favore per un regolare processo. Ma alle dodici arrivò puntuale l' ordine di esecuzione, il sott' ufficiale Mario Terran si offrì volontario e alle 13 circa entrò nella stanza con la pistola in pugno, si dice che la mano gli tremasse ed esitò prima di scaricare l'arma contro il Che, che morto cadde a terra con la sedia a cui era legato.
La sedia è ancora presente nella stanza, mi ci avvicino mentre un nodo mi stringe la gola, la sfioro con le dita mentre penso che, anche se qui lo uccisero, lui resterà vivo nei cuori di tutti coloro che la rivoluzione ce l' hanno dentro e che non si arrendono alle ingiustizie e continuano a lottare. Hasta la victoria siempre Comandante
Ricette dal mondo
RISO INDIANO
INGREDIENTI PER 2 PERSONE: 1 CONFEZIONE DI RISO BASMATI ½ LITRO DI PANNA FRESCA POLLO O MANZO (2 bistecche circa) CURRY UVETTA PASSA CIPOLLA 1 MELA SALE OLIO POCO LATTE FAR SOFFRIGGERE A FUOCO LENTO MEZZA CIPOLLA CON UNA MELA TAGLIATA A FETTINE SOTTILI. AGGIUNGERE LA PANNA, UN PO’ DI SALE PER INSAPORIRE E UN PIZZICO DI CURRY. MESCOLARE SEMPRE A FUOCO LENTO FINCHE’ LA PANNA NON SI SARA’ LEGGERMENTE RAPPRESA (IL SUGO DEVE PERO’ RESTARE LIQUIDO E ALL’ESIGENZA AGGIUNGERE UN PO’ DI LATTE). DOPO CHE IL COMPOSTO SARA’ PRONTO, FRULLARE IL TUTTO E METTERE DA PARTE. IN UN’ALTRA PENTOLA SOFFRIGGERE IL POLLO O IL MANZO TAGLIATO A BOCCONCINI MOLTO PICCOLI INSIEME A UNA MANCIATA DI UVETTA PASSA PRECEDENTEMENTE LASCIATA IN BAGNO IN ACQUA TIEPIDA PER 30 MIN CIRCA. QUANDO LA CARNE SARA’ COTTA, AGGIUNGERE IL SUGO FRULLATO. CUOCERE IL RISO IN ACQUA BOLLENTE E SALATA. UNA VOLTA COTTO, CONDIRLO CON IL COMPOSTO DI PANNA, UVETTA E POLLO (O MANZO).
Uomo = cosmopolita (cittadino del Mondo)
Di T. F.
Da un passo del 1937 di Rolph Linton: “Non ci sono dubbi sull’americanismo dell’americano medio, né sul desiderio di conservare ad ogni costo questa preziosa eredità. Tuttavia alcune insidiose idee straniere si sono già insinuate nella sua cultura senza che egli si sia reso conto di quello che stava accadendo. Ecco dunque il nostro insospettabile patriota che indossa il pigiama, un indumento che ha avuto origine nell’India Orientale, e dorme sdraiato su un letto costruito secondo un modello originario persiano dell’Asia Minore. E’ coperto fino alle orecchie di stoffe non americane: cotone coltivato per la prima volta in India, lino coltivato in Medio Oriente, lana prodotta da un animale originario dell’Asia Minore, oppure
seta che i cinesi hanno usato ed inventato per primi. Tutti questi materiali si sono trasformati in tessuto grazie ad un procedimento dell’Asia Sud Occidentale. Se fa piuttosto freddo può dormire sotto un piumone a trapunta inventato in Scandinavia. Svegliandosi dà un’occhiata alla sveglia, un’invenzione medievale europea e va verso il bagno, il vetro fu inventato dagli antichi egizi, le piastrelle vetrificate del pavimento e delle pareti nel Medio Oriente, la porcellana in Cina e l’arte di smaltare i metalli dagli artigiani mediterranei dell’età del bronzo. Anche le tubature e la tazza del water sono copie appena modificate rispetto agli originali romani. L’unico contributo americano a tutto il complesso è il radiatore. In questa stanza l’americano medio si lava col sapone inventato dai Galli, poi si lava i denti una rivoluzionaria pratica europea che non si propagò in America fino agli ultimi anni del XVIII secolo. Quindi si fa la barba, rito masochistico la cui origine risale ai preti dell’antico Egitto e dai Sumeri. Il procedimento è reso meno penoso dal fatto che usa un rasoio di acciaio, una lega di ferro e carbonio inventata in India o in Turchia. Infine si asciuga con un asciugamano turco. Ritornando nella camera da letto prende gli abiti dalla sedia, il cui modello è stato elaborato nel Medio Oriente, e inizia a vestirsi. Si mette un abito attillato la cui forma deriva dalle vesti di pelle degli antichi nomadi delle steppe asiatiche e lo allaccia con dei bottoni i cui prototipi comparvero in Europa alla fine dell’età della pietra. Si infila ai piedi delle calzature di cuoio confezionate secondo un procedimento inventato nell’antico Egitto e tagliate secondo un modello che risale agli antichi greci e si assicura che siano accuratamente lucidate, anche questa un’idea greca. Infine si passa al collo una striscia di stoffa dai colori vivaci che è un vestigio sopravvissuto dallo scialle che indossavano i croati del XVII secolo. Si dà un’ultima occhiata allo specchio, vecchia invenzione mediterranea e scende le scale, si mette in testa un cappello di feltro, materiale inventato dai nomadi dell’Asia Orientale, e se sta per piovere, si mette le soprascarpe di gomma, inventate dagli antichi messicani, e prende l’ombrello inventato in India. Scatta via per prendere il treno, che è un’invenzione inglese. Alla stazione si ferma un istante per comprare il giornale e lo paga con della moneta inventata nell’antica Lidia. Una volta in carrozza si sistema sul
retro per fumare una sigaretta invenzione messicana, o un sigaro, invenzione brasiliana. Intanto legge le notizie del giorno, stampate con caratteri che derivano dagli antichi Semiti, e stampati mediante un procedimento inventato in Germania su materiale inventato in Cina. E mentre legge l’ultimo editoriale che parla dei disastrosi risultati che l’accettazione delle idee straniere produce sulle nostre istituzioni, non potrà fare a meno di ringraziare un Dio ebreo in una lingua indo-europea, di essere al cento per cento (sistema decimale inventato dai greci) americano (da Amerigo Vespucci, navigatore e geografo italiano)”. Sarebbe già completa così com’è, ma una riflessione vorrei farla, vorrei soffermarmi sull’ironia di considerare la “cultura” come qualcosa di “autentico” e “puro”, come un contenitore chiuso in cui sarebbero riposte le vere “radici”, le vere “tradizioni di un popolo di un’etnia o di una nazione. Ma cosa c’è di autentico e puro? La lingua italiana, ad esempio, fino a cinquant’anni fa non si parlava neppure. L’italiano è entrato nelle case con l’arrivo della tv, prima c’erano più di mille dialetti e in certi casi anche tra paesi confinanti variavano lingua, costumi e cultura. Oppure la religione, però non siamo tutti cristiani, un testimone di Geova non è forse italiano? La cultura allora, ma non c’è una storia comune, non c’è una cultura uguale per tutti da nord a sud, ad esempio la cultura bresciana e quella mediterranea non hanno niente in comune. Il passaporto, ma è artificiale e modificabile e come la cittadinanza in qualche modo si può ottenere. Questo non vuol dire che l’identità etnica o la cultura siano un’invenzione dell’immaginazione, piuttosto significa che anzichè corrispondere a delle realtà eterne, autentiche e pure, è il risultato di processi di etnicizzazione interno od esterni. Le culture, le società, le etnie e le nazioni appaiono non come realtà naturali immutabili, ma come vere e proprie costruzioni o forme di rappresentazione ed in continua evoluzione, trasformazione. Nella società moderna abbiamo spesso la tendenza a trascurare le qualità umane naturali: bontà, compassione, spirito di collaborazione, capacità di perdonare. Nell’infanzia invece si lega facilmente. Non ci si chiede che mestiere fa l’altro o a che razza appartiene. L’importante è che sia un essere umano come noi e che nasca un rapporto.
Musica & Cinema dal mondo...
Di Marco Tonoli LA MUSICA DELLE RISERVE
Hanno dissotterrato l’ascia di guerra. Ma solo metaforicamente. Oggi infatti hanno sostituito archi e frecce con grande musica, poesia e un cinema intelligente per capire, una volta di più, che avevano ragione loro. Il successo di “Balla coi lupi”, il film di Kevin Kostner del 1990, ha riportato in auge la cultura degli indiani d’America, che oggi riceve sempre maggiori consensi. Eppure le condizioni di vita nelle riserve indiane rimangono sempre vergognose. Anche per questo la musica e l’arte dei più ispirati rappresentanti del popolo del Grande Spirito assumono un significato più intenso e profondo, poetico ma anche politico. Sì perchè oggi John Trudell, Buffy Sainte-Marie o Robbie Robertson hanno preso il posto dei grandi capi indiani; sono loro i portavoce della cultura pellerossa. La musica tradizionale dei nativi americani è in genere poco conosciuta anche all’interno delle riserve. Solo nella metà degli anni ’70 alcuni movimenti indipendentisti quali l’American Indian Movement (tesi al recupero delle tradizioni e al riscatto politico e sociale del Governo americano) hanno ricevuto nuove attenzioni, rimanendo per altro confinate ai cerimoniali sacri o alle feste folcloristiche. Pur se melodicamente e ritmicamente alquanto limitata, la musica dei nativi americani ha forti contenuti spirituali ed evocativi, una potente suggestione mistica e una certa ripetitività ipnotica che è piaciuta molto ai cultori della New Age. Musicisti intelligenti e preparati come l’elegante flutista Navajo Carlos Nakai hanno dato, intorno alla fine degli anni ’80, un’interpretazione nuova che ha ottenuto consensi notevoli specie in California. Sulla scia di Nakai (che ha riscoperto anche il fascino di uno strumento sacro come l’osso d’aquila e che ha venduto centinaia di migliaia di copie dei suoi dischi in tutto il mondo), molti altri musicisti si sono addestrati nel filone indio-New Age con produzioni raffinate e acusticamente molto interessanti. Ma non è certo quella la musica che si ascolta all’interno delle riserve. Dall’inizio degli anni ’70, la musica country e il folksinging che tratta i problemi di tutti i giorni sono diventate le musiche preferite dai giovani indiani delle riserve. Volevo chiudere infine parlando anche del Pow Wow che è tutt’oggi una delle più popolari forme di festa sacra dei nativi americani. Nei Pow Wow si danzano le War Dances (balli di guerra) che i vecchi capi indiani usavano dopo una scorribanda vittoriosa. Le War Dances prevedono costumi colorati, piume e particolari trucchi del viso e del corpo. A volte prendono nomi di animali (come la Rabbit Dance, la danza del coniglio) e costituiscono il primo esempio di musica che ha superato le divisioni tribali. La Squaw Dance è invece l’unico esempio di ballo che vede la contemporanea partecipazioni di maschi e femmine. Originaria della tribù Navajo veniva infatti inscenata al ritorno dei guerrieri da una missione vittoriosa e si ballava con le donne del villaggio che in cambio ricevevano trofei di guerra.
Ogni cosa è illuminata
Vecchie foto di famiglia, cartoline, una dentiera e molte cose da buttare è la collezione di Jonathan (Elija Wood), tutto accuratamente sigillato in piccoli sacchettini di plastica attaccati a una parete. Ma un giorno Jonathan alla ricerca di un ricordo lontano decide di intraprendere un viaggio in Ucraina, per scoprire i luoghi dove visse suo nonno e trovare la donna che nel 1942 lo salvò dai nazisti, naturalmente senza scordarsi della sua passione per il collezionismo, accompagnato dalla guida ucraina Alex (Eugene Hurtz), con il nonno di Alex e la cagnetta Sammy Davies Jr. Jr. Durante il viaggio le culture si scontrano e le strade li conducono inaspettatamente dove loro vogliono. Con questo film a tratti divertente e in altri commovente Liev Schreiber fa il suo debutto come regista, adattando il romanzo omonimo di Jonathan Safran Foer... e se il buongiorno si vede dal mattino, di Schreiber sentiremo parlare ancora a lungo.

